La Rocca e Sant’Anna: costruire una chiesa nel cuore del nostro tempo
Quando T.S. Eliot scrisse La Rocca nel 1934, lo fece per sostenere la costruzione di una nuova chiesa nei sobborghi di Londra.
Ma il suo testo non è solo un gesto di beneficenza: è una riflessione profonda sul senso stesso di costruire una chiesa in un mondo
che sembra aver dimenticato Dio. Oggi, mentre a Rapallo si è completata la nuova chiesa di Sant’Anna, le parole di Eliot tornano con forza.
Parlano a noi, alla nostra epoca, alle nostre comunità.
Costruire una chiesa non è solo innalzare muri e tetti. È un atto spirituale, una dichiarazione di fiducia, un segno visibile che Dio non è stato dimenticato.
Eliot lo dice chiaramente: “Dove i mattoni son caduti / Costruiremo con pietra nuova”. La nuova chiesa di Sant’Anna è proprio questo: una risposta concreta al
vuoto, al disincanto, alla frammentazione che spesso caratterizza la vita moderna. È un luogo che invita alla comunione, alla preghiera, alla speranza.
Nel testo di Eliot, il deserto non è un luogo lontano. È dentro di noi, nei nostri rapporti, nelle nostre città. “Il deserto è nel cuore del vostro fratello”,
scrive. E allora costruire una chiesa diventa un gesto controcorrente. Significa dire che la comunità conta, che la fede ha ancora qualcosa da dire,
che non tutto può essere ridotto a consumo, velocità, individualismo. La nuova Sant’Anna è un segno visibile di questa scelta.
Eliot ci mette in guardia: gli uomini hanno abbandonato Dio non per altri dei, ma per nessun dio. Hanno sostituito la spiritualità con la razionalità,
il denaro, il potere. Eppure, proprio per questo, la Chiesa è necessaria. Non come rifugio nostalgico, ma come luogo di verità. “Essa ricorda loro la Vita e la Morte,
e tutto ciò che vorrebbero scordare”, scrive Eliot. La nuova chiesa di Sant’Anna non è solo bella: è scomoda, provocatoria, viva. Ricorda che esiste il Bene e il Male,
che la vita ha un senso, che la comunità è più della somma degli individui.
La costruzione di Sant’Anna è anche un invito a partecipare. Eliot insiste: “Una Chiesa per tutti / E un impiego per ciascuno”. Non basta assistere,
bisogna contribuire. La chiesa non è solo del parroco o dei fedeli più assidui: è di tutti. È il luogo dove si semina, anche se non si vede subito il raccolto.
Dove si lavora, anche se il risultato resta nascosto. Dove si loda Dio, anche se il mondo corre altrove.
In un’epoca come la nostra, dove spesso si vive “dispersi su strade che si snodano come nastri”, costruire una chiesa è un gesto di resistenza.
È dire che c’è ancora bisogno di luoghi dove ci si incontra, dove si prega, dove si costruisce qualcosa che dura. Eliot lo sapeva, e lo ha scritto con forza.
La nuova Sant’Anna lo dimostra con i fatti.
2025-08-20