Mediocrità senza futuro

Per Orazio (cfr. Odi, II, 10, 5) era «aurea mediocritas», cioè una linea di equilibrio, una «via di mezzo» che non si esprime negli eccessi. Invece i sinonimi di mediocrità che leggiamo oggi sono: bassezza, inefficienza, inettitudine, pochezza, piattezza, banalità… Dante nel canto III dell’Inferno parla di «color che visser sanza infamia e sanza lodo». Sono gli «ignavi» che non si schierano mai e che non conoscono la divina ubriacatura dell’immaginazione. Fanno parte di una zona grigia in cui si nasconde la parte vigliacca, indifferente e opportunista di tanta gente.
Mediocrità fa rima con banalità e questo accade quando si rinuncia a pensare. Uno dei segnali evidenti è nel linguaggio che perde profondità, diventa mercificato e banale come quello di una certa televisione-spazzatura che trasforma tutto in chiacchiera, litigio e violenza. La mediocrità rompe gli argini ed entra in tutti i settori della vita umana, anche nella Chiesa, e ci rende impermeabili alla passione, all’indignazione e al rischio. La stessa Chiesa, rinunciando all’utopia del Vangelo, propaga mediocrità. Come direbbe il Grande Inquisitore di Dostoevskij, se Cristo è venuto solo per i perfetti, come il cardinale crede, dovrà allora occuparsi della grigia massa di mediocri, quelli «sanza infamia e sanza lodo», disposti per un pezzo di pane a genuflettersi per sempre. È meglio accettare un sistema mediocre che dà pane, ma toglie il pensiero, che non apre i cieli e non insegna a volare?

Dal «signor Chermisi» alla povertà di pensiero

Per contrastare la mediocrità serve la profondità e un pensiero libero: questo salverà il mondo quanto la bellezza. Dov’è finito il pensiero? Questo si domandava Giorgio Gaber. E noi ce lo chiediamo ancora? Antoine de Saint-Exupéry scrive nel Piccolo Principe: «Io conosco un pianeta su cui c’è un certo signor Chermisi. Non ha mai guardato una stella. Non ha mai voluto bene a nessuno. E tutto il giorno ripete: "Io sono un uomo serio..." e si gonfia di orgoglio: ma non è un uomo, è un fungo!». Il vero problema in fondo è il signor Chermisi che è in noi.
Se in questo periodo storico c’è una categoria che ha di che essere contenta, è proprio quella dei mediocri. È molto diffusa la mediocrità come inettitudine, mancanza di aspirazioni, di prospettive a lungo termine. Un tempo si elogiava «in medio stat virtus», che oggi si disprezza come «equilibrio dei propri limiti e rifiuto di ogni utopia» (est modus in rebus). Oggi la mediocrità è considerata come povertà di mente, di orizzonti, di stile: eccellere oggi è considerato un pericolo e una colpa. Chi porta una novità è sempre destabilizzante. Anche nella Chiesa si affrontano le problematiche emergenti spesso senza competenza sufficiente e senza disponibilità a pensare, segno di un grande vuoto interiore. Consiglio di leggere il libro del filosofo canadese Alain Deneault: La mediocrazia (Einaudi, 2018).

Ridare voce alla visione e alla profezia

Anche nella Chiesa, dopo aver anestetizzato «la vision e la mission», ci si limita alla «governance», cioè alla gestione mediocre. Eppure la prima cosa che ci ha consegnato Papa Francesco è stato un sogno (Evangelii gaudium): «Io sogno una Chiesa...». Oggi viene da domandarsi, come il protagonista Nikolaj Stavrogin del romanzo I demoni di Dostoevskij: «Ebbene qual è il mio vero volto? L’aurea mediocrità, né sciocco, né inteligente». I poteri decadenti originano forme dispotiche di governo anche nella Chiesa, incapaci di ideali, senza valori, senza riflessione.
Albert Einstein scrive: «I grandi spiriti hanno sempre trovato la violenta opposizione dei mediocri». La mediocrità ha un linguaggio e un modo di comunicare attraverso slogan come nei talk show, senza elevarsi sopra l’oscenità di pensieri scioccamente popolari, senza il coraggio di saper rischiare l’impopolarità per la verità. La mediocrità è una delle cinque piaghe della Chiesa denunziate da Rosmini. Bernanos ha scritto: «La grande sciagura di questo mondo non è che ci siano dei "senzadio", ma che noi siamo cristiani così mediocri». San Camillo de Lellis usava questa simpatica espressione: «Marinai di acqua dolce». Chi si oppone alla mediocrità è una spina nel fianco della Chiesa che purtroppo tende ad accogliere con simpatia soprattutto chi non turba «il sistema». Mi piace essere «testimone dell’inquietudine» per non naufragare sugli scogli della mediocrità (cfr. Mt 16,25 e Gaudete et exsultate n. 90).


2026-09-06