Trashendentale
by don Aurelio
Il trash come sintomo culturale ed ecclesiale
Trash, tradotto dall’inglese, significa “di cattivo gusto, volgarità, scadente che però attira pubblico; di infimo livello culturale, spazzatura, immondizia.”
Quanto materiale trash troviamo sul web, quanto trash anche nelle nostre comunità, forse persino nelle nostre chiese, per mancanza di tempo e di collaboratori sapienti, e soprattutto per sciatteria.
Molto spesso potete comprendere in modo chiaro la differenza tra ciò che è bello e ciò che assolu-tamente non lo è. Un sorriso è la migliore risposta.
Sono morte le ideologie, ma purtroppo talvolta anche le idee.
Valgono più i ritocchi estetici che i valori e gli ideali, senza la fatica di pensare e ricercare.
Anche la politica è diventata una questione di manovre di potere, e sempre meno confronto di idee. È scomparso il dissenso, anche perché eliminato o emarginato. Non c’è più alternanza, perché non esistono più alternative.
Di fronte ai gravi problemi della Chiesa, oggi bisogna evitare l’impazienza e l’acquiescenza.
Il trash ecclesiale si è spostato nel fenomeno della neoclericalizzazione, ormai fuori controllo.
Un serio antidoto a esperienze di comunità cristiane non razionali e non ragionevoli non è una fe-daccia-trash, ma un’esperienza di fede sempre meno religiosa, tuttavia sempre più autentica, matura e adulta.
La settimana scorsa un mio amico, che sta vivendo una profonda ricerca di fede, mi ha detto:
“Da quando non partecipo più in modo qualunquistico a certe credenze trash-religiose, ora spiri-tualmente vedo meglio. Come Tiresia della mitologia greca, quando siamo ciechi, prendendo le di-stanze da certi discutibili vissuti ecclesiali, allora spiritualmente tutto diventa più chiaro.”
La nostra non è soltanto l’epoca delle “passioni tristi”, ma talvolta anche dei “riti tristi” (cfr. Manuel Belli, L’epoca dei riti tristi, Queriniana).
Liturgia tra sciatteria e autenticità
La sciatteria liturgica, la pessima qualità dei canti e l’approssimazione dell’arredo liturgico non permettono alle celebrazioni di essere “un anticipo del paradiso”. Talvolta le liturgie sembrano una improvvisata chiacchierata in chiese ridotte a magazzini molto in disordine (cfr. Mons. Tiziano Chirelli, Ierotopi cristiani. Le chiese secondo il Magistero, Libreria Editrice Vaticana).
La vera gioia cristiana non è sciatteria, mediocrità o banalità per rendere sopportabile la preghiera ecclesiale. San Filippo Neri non era certamente un noioso e arcigno celebrante: nelle sue chiese, risplendenti di grande arte, hanno sempre risuonato musiche di alto livello.
Nessuno è autorizzato a inventare soggettivamente liturgie fantasiose (cfr. pelagianesimo e gnosticismo), come “neoplasie” di arbitrarietà, di sensibilità occasionali e casuali, a livello più religioso che di fede.
Ha scritto Papa Francesco: “Togliamo dalle nostre liturgie: sbrigatività frettolosa, lentezza enfatizzata, sciatta trascuratezza, eccessiva ricercatezza, sovrabbondante affabilità e impassibilità ieratica.”
Clemente Alessandrino rimproverava: “Sacerdoti che facevano diventare scena il cielo e Dio il soggetto della commedia. Parole mutilate, genuflessioni che sembravano più atti di disprezzo che di riverenza; benedizioni che non si sapeva che cosa fossero; ministri che si muovevano per l’altare in modo ridicolo, complicavano le parole con cerimonie strane…”.
Ha scritto Mons. Fisichella: “Si ascolta la Bibbia esclusivamente quando si va a Messa la domenica, purtroppo con sciatteria, per colpa di lettori improvvisati e per omelie non preparate… Non confondete semplicità con sciatteria, banale essenzialità con ignorante superficialità, concretezza rituale con un esasperato funzionalismo pratico.”
Anche il Tiresia di Eliot ci aiuta a comprendere la cecità interiore e il deserto morale in cui oggi siamo immersi.
Ricordiamo le parole di Pier Paolo Pasolini:
“La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi.”
Non dimentichiamo che fu Tiresia a predire un futuro infausto per Narciso: secondo l’indovino, Narciso sarebbe vissuto a lungo a patto che non guardasse la propria immagine riflessa.
2025-11-28