Una riflessione tra storia e cronaca: per non dimenticare

by don Aurelio

Nella notte tra il 24 e il 25 luglio del 1943 il Gran Consiglio del Fascismo approva l’ordine del giorno “Grandi”. Mussolini viene sfiduciato. Proponiamo sommessamente un’altra data tra storia e cronaca: il 26 luglio 1968, circa 25 anni dopo (esattamente due giorni dopo: 26 luglio 1968), il Vescovo di Chiavari istituisce la nuova parrocchia di S. Anna in Rapallo. Una domanda: è possibile confrontare questi due eventi così distanti nel tempo, così diversi, senza apparentemente un rapporto di causa ed effetto? La risposta per alcuni è positiva; anzi, avviare questa riflessione sulle somiglianze e simmetrie culturali è affascinante.
Da un punto di vista storico mettiamo ancora in rapporto questi due eventi:

  • Il giornale radio annunciò: “Sua Maestà Vittorio Emanuele III ha accettato le dimissioni di Sua Ecc. il Cav. Benito Mussolini…”. Era il 25 luglio 1943 alle ore 22,45.
  • Ricordiamo il decreto di Mons. Luigi Maverna, Vescovo di Chiavari, che istituisce la nuova parrocchia di S. Anna in Rapallo. Era il 26 luglio 1968.
Il Re affidò a Pietro Badoglio l’incarico di formare il nuovo governo. Il Vescovo di Chiavari nominò Don Daniele Noce, primo parroco di S. Anna. Mussolini, nel discorso del 24 giugno del 1943 a Palazzo Venezia (comunicato alla stampa il 5 luglio), davanti al direttorio del P.N.F., disse: “Ogni tentativo di sbarco sarà congelato su quella linea che i marinai chiamano bagnasciuga”. Mussolini usò “bagnasciuga” nel senso di “battigia”: linea della sabbia dove l’acqua finisce e comincia la terra. Mentre la riva è fissa, la battigia si sposta a causa delle oscillazioni delle onde, soprattutto durante le maree. Invece a Rapallo, fin dagli anni post-bellici, si cominciò a discutere non tanto della oscillazione delle onde (eppure sarebbe stato un opportuno approfondimento per prevenire la mareggiata del 29 ottobre 2018), ma si iniziò un conflitto con nuove prospettive urbanistiche e pastorali relativamente ai confini intoccabili della parrocchia di Rapallo e di S. Anna, che a causa della “rapallizzazione” oscillavano tra l’antica chiesetta e salita Cappelletta.

Il contesto socio-culturale ed ecclesiale

Non vogliamo attardarci nella distinzione da un punto di vista tecnico-scientifico tra bagnasciuga e battigia, ma desideriamo riflettere sul contesto, sull’humus, sul background, sul retroterra socio-culturale che forse ci aiutano a comprendere questi due eventi così diversi. Una riflessione doverosa riguarda il cambio socio-religioso (social change) a Rapallo. Le riforme radicali oppure la transizione da un assetto socioreligioso ad un altro seguono a Rapallo una strategia del non schierarsi, di programmi vuoti che per catturare il consenso proclamavano il cambiamento, “ma anche” il suo contrario. Si è avviata una marmellata decisionale, in cui non si scontenta nessuno, perché ciò che conta è la gestione dei posti di potere cittadino, con la conseguente ingordigia e litigiosità inconcludente.
Il comportamento palese e pubblico marcava una distanza, quello invece coperto e nascosto riconosceva una contiguità. Tra maggioranza e opposizioni vi erano sistematici scambi di favori. Quando la D.C. aveva la maggioranza assoluta con una organizzazione molto vasta delle correnti, il dissenso all’interno era affidato alle minoranze… che erano all’opposizione. Abbiamo assistito a una decadenza culturale della politica con l’imbarbarimento di coloro che l’hanno praticata, seguendo modelli corporativi e clientelari, preoccupati soltanto del consenso elettorale. La cosa pubblica era volgarmente sostituita dalla sussistenza quotidiana. Tutto era legato all’interesse economico e allo stato sociale che esprimeva potere.
La frase “si è sempre fatto così” sintetizza un mondo di abitudini, resistenze al cambiamento e alle innovazioni socio-ecclesiali. Le abitudini radicate danno sicurezza e creano una zona di comfort senza dover affrontare l’incertezza del cambiamento. Purtroppo Rapallo da un punto di vista socioculturale ed ecclesiale è stato imprigionato e paralizzato in questa trappola. È iniziata così la resistenza al cambiamento (ancora oggi dopo 60 anni circa alcuni rapallini fanno finta di non vedere il nuovo complesso santannino) e non si sono esplorate nuove possibilità, per paura dell’ignoto, senza apertura mentale. Senza riflessione critica si è accettato lo status quo. Certamente innovare significa rompere con il passato e introdurre nuove idee. La frase “si è sempre fatto così” può sembrare innocua, ma nasconde rischi significativi di stagnazione e di regressione. Si auspica invece un equilibrio tra il rispetto delle tradizioni e la necessità di adattamento al cambiamento, per una crescita continua e sostenibile.

Resistenze, paure e memoria

Si tende a costruire il proprio bozzolo e a coltivare il proprio orticello; si investe ogni energia per conservarli così come sono e ogni novità è considerata una minaccia. Forse qualcuno pensava: “Chi propone le novità vuole il mio posto? Bella la proposta nuova, ma non funziona…”. Per tanti la creatività è sinonimo di anarchia, l’inventiva è bizzarria. Siamo grati a Liliana Segre e le chiediamo perdono per l’utilizzo un po’ banale di una sua frase molto bella, che adattata a noi potrebbe essere riformulata così: “La sola nostra colpa è quella di essere parrocchiani di S. Anna”. Per alcuni la nostra nascita come parrocchia non è stata desiderata, voluta e apprezzata.
Abbiamo descritto brevemente il contesto socio-culturale ed ecclesiale per non dimenticare due eventi tra storia e cronaca, benché lontani nel tempo e diversi nei contenuti, e per renderci più consapevoli e sensibili nei confronti delle nostre radici storiche socio-ecclesiali. Ricordiamo l’aneddoto di Temistocle narrato da Cicerone: “Nam memini etiam quae nolo, oblivisci non possum quae volo” — Ricordo infatti anche ciò che non voglio, ma non riesco a dimenticare ciò che voglio.


2025-11-16