Narcisismo nelle relazioni con le celebrità: tra tifo e devozioni ai santi
by don Aurelio
La parola "narcisismo" spesso tende a farci presumere che le persone celebri e di successo abbiano stili di vita tendenti al "narcisismo".
Il narcisismo è un termine che deriva dalla mitologia, dal personaggio di origine greca creato da Ovidio nelle Metamorfosi. Era un giovane di una bellezza straordinaria, figlio del dio Cefiso e della ninfa Liriope.
La ninfa Eco si innamorò di lui perdutamente, ma fu scacciata e si consumò di dolore.
La dea Nemesi lo condannò a un amore impossibile: quello per la propria immagine vista riflessa per la prima volta nell’acqua di uno stagno. Al suo posto nascerà un fiore che prenderà il suo nome.
Il narcisismo ha una valenza estremamente negativa a causa di questo atteggiamento egocentrico e della mancanza di empatia per gli altri. Infatti, Freud nel saggio Introduzione al narcisismo del 1914 lo colloca tra autoerotismo e amore oggettuale.
Esiste anche una forma di narcisismo verso le celebrità: tra le star che innalziamo ad idoli. Esiste un’auto-adulazione nelle relazioni sociali delle celebrità. I personaggi famosi, i VIP, gli influencer soffrono spesso di narcisismo anche se con milioni di "like".
Il Culto della celebrità: idolatria e autostima vicaria
Tuttavia, il narcisismo non è solo un tratto distintivo di chi è famoso, ma si riflette in modo controverso e problematico anche nel comportamento dei loro ammiratori e seguaci. Infatti, anche noi siamo discutibili quando adoriamo attori, cantanti e giocatori che non meriterebbero di essere seguiti, non avendo fatto nulla di significativo. È una forma di idolatria moderna: quando l’opinione pubblica trasforma uomini comuni in divinità.
Non si tratta di apprezzamento di un talento personale, ma di forme di fanatismo incontrollato, alimentato dai media e dai social, da tatuaggi con il volto delle star. Il paradosso è evidente: mentre un medico salva vite ogni giorno, un insegnante forma le nuove generazioni e un operaio lavora duramente per costruire infrastrutture, la società premia chi riesce a intrattenere il pubblico con cifre astronomiche, con una risposta sproporzionata da parte dell’opinione pubblica e con una strumentalizzazione da parte delle istituzioni civili e religiose.
Schiere di fan idolatrano i propri beniamini, con stima e ammirazione, ma questo suggerisce una sospensione della critica razionale. C’è gente che soffre per i famosi, piange e litiga anche se sono "sconosciuti".
Proiettiamo i nostri desideri, sogni e ambizioni insoddisfatte sulle celebrità. Le celebrità fungono da "avatar" per le nostre aspirazioni.
Le celebrità occupano un "pantheon", trasformandosi in idoli e archetipi mitici moderni.
Il fenomeno del culto delle celebrità, inteso come divismo, delinea la divinizzazione dei protagonisti di teatro, cinema, musica e sport attraverso internet, i social media, la Rai e la TV.
Quando l’ammirazione diventa ossessione, le conseguenze sulla salute mentale sono evidenti.
Il servilismo verso i VIP può essere interpretato come una ricerca di identità per delega. Quando ci sentiamo piccoli e insignificanti, cerchiamo di rifletterci nella grandezza dell’altro. La vicinanza, anche solo superficiale a una persona famosa o influente, conferisce un senso di prestigio e di valore.
Questo meccanismo si lega strettamente al concetto di "autostima vicaria": "Se sono amico di un VIP, allora una parte del suo splendore si riflette su di me".
Dalla fama al sacro: servilismo istituzionale e "capitalismo morale"
Anche nella Chiesa il tentativo di compiacere i VIP della propria devozione spesso mette in crisi la nostra libertà socio-ecclesiale e talvolta anche la fedeltà al Vangelo. Persino nella Chiesa si può passare dalla semplice ammirazione a una evidente strumentalizzazione per discutibili finalità. Ricordiamo alcuni "esempi papali": l’acquisto degli occhiali di Papa Francesco e il gelato di Papa Leone XIV, selfie, scambio di zucchetti, ecc. Persino la canonizzazione dei santi Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati il 7 settembre scorso ha scatenato strani comportamenti in questo senso, ad esempio, per un caffè al bar oppure per una vacanza nel Tigullio o in un rifugio alpino.
Personalmente sono persino contrario alla sepoltura del Parroco nella Chiesa che ha costruito: una nuova chiesa non deve diventare il suo mausoleo, cioè la sua sepoltura monumentale.
Anche la corte ai "super-ricchi" per beneficenza introduce una dinamica ancora più sottile. Non si tratta soltanto di ottenere fondi (ad es. per costruire un nuovo complesso parrocchiale oppure per solidarietà ai poveri), ma di un atto che, pur nella sua apparente generosità, finisce per istituire una sorta di "capitalismo morale".
Da oltre 55 anni sono Parroco e ho conosciuto la tentazione di autoincensare in pubblico la solidarietà per i poveri (ostentando l’impoverimento della Chiesa) e in privato di vivere una vita "borghese e nel lusso", prostrandomi servilmente di fronte a chi detiene fama, ricchezza e potere (ad esempio, vantandomi della vicinanza a personaggi famosi, a scuola attraverso i figli e nelle parrocchie in occasione di celebrazioni di sacramenti e persino di funerali), e conferendomi così un senso di prestigio umano.
In occasione della solenne Dedicazione della nuova chiesa di S.Anna, il 23 luglio 2016, il CPP, il CPAE e il centinaio di volontari del comitato organizzatore hanno sapientemente consigliato di evitare ogni servilismo nei confronti dei VIP e dei super-ricchi, accogliendo tutti rispettosamente, "uguali di fronte a Dio e alla Chiesa", anche coloro che avevano cariche istituzionali a servizio della comunità.
Anche i benefattori che hanno fatto donazioni alla Chiesa non devono strumentalizzarle come purificazione dell’immagine personale: un modo per "comprare" una reputazione di generosità e di altruismo. La beneficenza ecclesiale ha un altro stile, motivazione, finalità e metodo di gratitudine da parte di Dio e della comunità.
Per chi riceve una donazione, l’atto di corteggiare il ricco può essere vissuto come un compromesso necessario: un male minore per un bene maggiore.
Spesso si instaura un rapporto di complicità e di dipendenza nel quale l’organizzazione benefica deve costantemente bilanciare la propria missione socio-ecclesiale con le aspettative e le preferenze del donatore.
L’adorazione dei VIP e dei super-ricchi riproduce in forma moderna le dinamiche dell’aristocrazia e del potere. Famosi e facoltosi costituiscono una nuova élite, non più basata sul sangue blu, ma sulla fama e sul denaro.
Il loro potere non è solo economico, ma anche culturale e simbolico.
I loro gusti e persino i loro "valori" diventano un modello da imitare, un parametro con cui misurare il successo e la desiderabilità.
La disuguaglianza non è solo economica, ma anche di "status", dove il riconoscimento sociale e l’accesso alle opportunità sono spesso mediati da legami o da vicinanze a questa nuova élite.
Da un punto di vista religioso-etico l’adulazione dei VIP e dei super-ricchi può essere vista come una forma moderna di idolatria.
L’uomo creato a immagine di Dio finisce per prostrarsi di fronte a un altro uomo, investito di un potere e di uno status che lo rendono quasi divino agli occhi dei suoi ammiratori.
In definitiva, il culto moderno dei VIP e dei super-ricchi, in ogni suo contesto, non è altro che una moderna e insidiosa forma di idolatria, che allontana l'uomo dalla sua vera vocazione e svilisce il significato disinteressato della carità.
La carità e la solidarietà dovrebbero essere disinteressate, compiute per amore di Dio e del prossimo e non per glorificare se stessi o chi fa la donazione. La carità non è una transazione economica e sociale: non possiamo impoverire il suo significato spirituale.
Consigliamo la lettura de "A livella" di Totò: non solo la vita, ma la morte livella tutti, senza distinzione di classe e di ricchezza.
Invitiamo anche a leggere di G.G. Belli: "La bbonidizzione de le case" (cfr. https://poesieromanesche.altervista.org/index.php/poetiscrittori/sonetto/877), ma soprattutto, scherzi a parte, le opere sulla povertà evangelica di Basilio di Cesarea, dei Padri Cappadoci e di S. Ambrogio.
2025-11-10