Speranza di fronte al mistero della morte
by don Aurelio
Non è certamente un caso che, dopo la solennità di Tutti i Santi, la Chiesa ci proponga il 2 novembre la Commemorazione dei Fedeli Defunti, invitandoci a pregare perché raggiungano la piena comunione con il Signore Risorto.
Questo ricordo, umanamente, non attraversa in modo indolore la nostra vita, ma ci pone davanti il vuoto per l’assenza delle persone amate: i genitori, i coniugi, i figli, i fratelli e gli amici. Il pianto fa parte della vita. Anche Gesù ha pianto di fronte alla tomba dell’amico Lazzaro (cfr. Gv 11,33).
Il mistero della morte ci lascia pensosi e turbati. Non siamo creati per la morte, anche se il morire è l’unica certezza della vita (cfr. Sap. 1,13).
“Con la morte cosa succederà? Credo soltanto che un Amore mi attende.” (S. Giovanni della Croce)
Gesù Risorto ci precede per "attraversare il morire" come e insieme al Kyrios. Abbiamo la speranza, dopo la morte, di contemplare il volto di Dio e di incontrare i nostri cari, dopo il “giudizio sull’amore” (cfr. Mt 25,40).
La Chiesa, nella Messa, ci invita a invocare il perdono per noi e per tutti i defunti e, nell’Ave Maria, a confidare nella Madre di Cristo e nostra “nell’ora della nostra morte”.
Non abbiamo bisogno di monumenti artistici per tramandare ai posteri la memoria della nostra vita: “I nostri nomi sono scritti in cielo per tutta l’eternità”.
“Se il chicco di grano non muore, non porta frutto”.
Con speranza seguiamo Cristo Risorto e la morte sarà un ritorno alla casa del Padre per un abbraccio eterno. La morte non è la fine di tutto, ma l’incontro con l’Amore senza fine. San Francesco la chiamava “sorella morte”.
Consiglio di meditare i nn. 989, 994 e 997 del Catechismo della Chiesa Cattolica: con la morte il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, per riunirsi al suo corpo glorificato: Gesù è risorto e anche noi risorgeremo.
“Se moriamo con il Risorto, vivremo anche con Lui” (cfr. 2 Tm 2,11).
La liturgia della Chiesa: “Mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata una abitazione eterna nel cielo”.
Il “ricordati che devi morire” è dunque superato dal “ricordati che devi risorgere”.
Il ricordo dei defunti è la prosecuzione dell’amore nella fede. Abbiamo certamente il dovere di suffragio (cfr. 2 Mac. 12,45) attraverso la S. Messa, la preghiera, le elemosine per i poveri e le opere di misericordia, e le indulgenze per la remissione della pena temporale dovuta ai peccati.
“Non dobbiamo rattristarci come quelli che non hanno speranza” (cfr. 1 Tessalonicesi 4,13).
Non mettiamo una distanza sempre maggiore tra noi e l’esperienza della morte. Oggi si muore in silenzio, emarginati nelle RSA. Ormai si sono persi i segni esterni di riti pubblici; anche i cimiteri sono diventati superflui con la dispersione delle ceneri, il lutto è imprigionato nel privato:
“Ognuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole. Ed è subito sera” (Quasimodo).
Per i primi cristiani la morte era il “dies natalis” per nascere alla vita eterna in Paradiso.
Purtroppo anche noi cristiani abbiamo idee confuse di fronte al mistero della morte e abbiamo urgente necessità di essere evangelizzati. Gesù paragonò la morte a un sonno da cui ci si sveglia mediante la risurrezione.
Queste mie parole non sono tristi, ma contengono una straordinaria carica di forza e serenità. L’Amore è più forte della morte.
Anch’io umanamente ho paura della morte, ho timore del giudizio di Dio sul mio vissuto, perché so quanto poco sono stato all’altezza dell’amore ricevuto. Sono certo che dovrò chiedere perdono a tanti uomini e donne per non averli amati abbastanza, per non averli saputi amare. Troverò al di là della morte quelli che hanno vissuto con me. Spero di poter rinnovare l’amicizia, vivendo in pienezza l’amore trasfigurato ed eterno, che ha vinto la morte.
2025-11-02