Domenica delle Palme 2026

by don Aurelio

La Settimana Santa si apre con un contrasto stridente: l'osanna della folla che accoglie Gesù come un liberatore e il silenzio del Getsemani, seguito dal grido della Passione. Non celebriamo solo un evento storico, ma il paradosso di un Dio che sceglie di regnare non dal trono, ma dalla croce. Entrare in questa settimana significa accettare di seguire Gesù nel suo abbassamento, scoprendo che la vera regalità sta nel servizio e che l'amore più grande è quello che sa restare anche quando tutto sembra fallire.

Le letture (29 marzo 2026)
  • Ingresso in Gerusalemme (Matteo 21,1-11): "Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore".
  • Isaia 50,4-7: Il carme del Servo sofferente: "Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi".
  • Salmo 21 (22): "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?".
  • Filippesi 2,6-11: L'inno del Cristo che svuotò se stesso facendosi obbediente fino alla morte.
  • Matteo 26,14 – 27,66: La Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo.

Queste letture ci invitano a chiederci da che parte stiamo: tra la folla che acclama per convenienza o sotto la croce, dove si impara la fedeltà del cuore.

Domande esistenziali e percorsi di riflessione
1) L'entusiasmo fragile e la coerenza

La folla accoglie Gesù stendendo mantelli e rami di ulivo, ma poi griderà "Sia crocifisso!". È facile seguire Dio quando tutto va bene o quando ci sentiamo parte di un gruppo entusiasta; è molto più difficile restare fedeli quando il clima cambia e la fede diventa scomoda.

  • Quanto la mia fede dipende dall'emozione del momento o dall'approvazione degli altri?
  • Sono capace di restare vicino a Gesù (e ai "suoi" piccoli) anche quando non ricevo applausi?
  • Mi è mai capitato di cambiare opinione o nascondere i miei valori solo per uniformarmi a quello che pensava la maggioranza in quel momento? Come posso coltivare una coerenza che non si spezza alla prima difficoltà?

2) Lo svuotamento: la forza della mitezza

L'inno ai Filippesi dice che Gesù "svuotò se stesso". In un mondo che ci spinge a riempirci di titoli, possesso e potere per contare qualcosa, Cristo ci indica la strada della "kenosi" (lo svuotamento). La vera grandezza non sta nel dominare, ma nel sapersi fare piccoli.

  • Cosa sto cercando di "accumulare" per sentirmi importante (successo, approvazione, oggetti)?
  • Ho il coraggio di rinunciare al mio egoismo per fare spazio alle necessità di chi mi vive accanto?
  • C’è un ambito della mia vita (in famiglia o sul lavoro) in cui cerco sempre di avere l'ultima parola o di imporre la mia volontà? Cosa succederebbe se, per una volta, facessi un passo indietro per lasciare spazio a un altro?

3) La solitudine e il tradimento

Nella Passione di Matteo, Gesù sperimenta il bacio di Giuda, l'abbandono dei discepoli che fuggono e il triplice rinnegamento di Pietro. La solitudine è una delle prove più dure dell'essere umano. Eppure, in quel silenzio, Gesù continua ad amare.

  • Come reagisco quando mi sento tradito o abbandonato dalle persone su cui contavo?
  • So abitare i miei momenti di solitudine senza disperazione, sapendo che Dio è lì con me?
  • Ho mai "tradito" un amico o un impegno per paura o per pigrizia? Invece di chiudermi nel senso di colpa, sono pronto a chiedere scusa e a ricominciare, come fece Pietro dopo il suo pianto amaro?

4) Il volto di Dio nel sofferente

Davanti a Pilato e sulla croce, il volto di Dio è sfigurato, umiliato, silenzioso. Spesso cerchiamo Dio nei miracoli o nelle risposte spettacolari, ma la Domenica delle Palme ci dice che Egli si nasconde nel volto di chi è scartato, deriso o condannato ingiustamente.

  • Riesco a riconoscere la dignità di Dio in chi oggi è "sfigurato" dalla povertà, dalla malattia o dall'emarginazione?
  • Il mio sguardo verso chi soffre è di giudizio o di compassione?
  • C'è una persona "difficile" o poco gradevole nella mia cerchia di conoscenze che tutti tendono a evitare? Posso impegnarmi a guardarla con occhi diversi questa settimana, cercando di scorgere la sua sofferenza invisibile?

5) Il coraggio di stare sotto la croce

Mentre molti fuggono, le donne e pochi altri restano a osservare da lontano o sotto la croce. Stare sotto la croce significa non scappare di fronte al dolore che non capiamo, restare presenti anche quando non abbiamo soluzioni da offrire, ma solo la nostra vicinanza.

  • Sono capace di "stare" nelle situazioni difficili della vita senza cercare vie di fuga immediate?
  • La mia fede mi dà il coraggio di accompagnare chi soffre, anche quando mi sento impotente?
  • C'è un problema o una sofferenza che sto evitando per non soffrire a mia volta? Posso decidere, in questa Settimana Santa, di non girarmi dall'altra parte e di offrire semplicemente la mia presenza silenziosa a chi ne ha bisogno?


2026-03-28