Quinta domenica di Quaresima 2026

by don Aurelio

Il cammino quaresimale giunge alla sua quinta tappa, l'ultima prima della Passione, ponendoci di fronte al mistero della morte e della vita. Non si tratta solo della fine biologica, ma di tutte quelle "morti" quotidiane che viviamo: la perdita di speranza, il peso di un fallimento, la chiusura in se stessi. L'incontro tra Gesù e gli amici di Betania ci rivela un Dio che non è distante dal nostro dolore, ma che piange con noi e ci chiama a uscire fuori dai nostri sepolcri. Credere significa passare dal "non c'è più nulla da fare" alla fiducia in una Parola che ha il potere di sciogliere le bende che ci tengono prigionieri.

Le letture (22 marzo 2026):
  • Ezechiele 37,12-14: La promessa delle ossa inaridite: "Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risusciterò e infonderò in voi il mio spirito".
  • Salmo 129 (130): "Presso il Signore è la misericordia e la redenzione".
  • Romani 8,8-11: "Lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi".
  • Giovanni 11,1-45: La risurrezione di Lazzaro.
Queste letture ci invitano a compiere un salto di fede: Dio non ci abbandona alla polvere, ma ci chiama a vivere come persone nuove, capaci di sconfiggere il cinismo con la speranza.
Domande esistenziali e percorsi di riflessione
1) Il tempo di Dio e la nostra impazienza

Marta e Maria dicono a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui...". Spesso sentiamo che Dio arriva in ritardo, che le nostre preghiere cadono nel vuoto nel momento del bisogno. Gesù non evita il dolore della perdita, ma lo attraversa per mostrare una gloria più grande.

  • Come reagisco quando Dio sembra "assente" o silenzioso di fronte alle mie difficoltà?
  • Riesco a fidarmi dei Suoi tempi, che spesso non coincidono con la mia fretta?
  • C’è una situazione nella mia vita che considero ormai "chiusa" o irrecuperabile? Sono capace di smettere di dire "è troppo tardi" e provare a dire "Signore, io credo che Tu sei qui ora", anche nel buio?)
2) La forza delle lacrime e della condivisione

Gesù piange per l'amico Lazzaro. Questo ci mostra un Dio profondamente umano, che si commuove e partecipa alla nostra sofferenza. La fede non è un'armatura che ci rende insensibili, ma una luce che ci permette di abitare il dolore senza disperazione.

  • Ho paura della mia fragilità, o permetto a Gesù di "piangere con me" nelle mie tristezze?
  • So stare vicino a chi soffre con ascolto autentico, senza offrire risposte preconfezionate?
  • Nell'ultima settimana, mi sono accorto del dolore di qualcuno vicino a me? Ho avuto il coraggio di dedicargli del tempo reale, o ho preferito fuggire per non sentirmi a disagio?
3) "Vieni fuori": la chiamata alla libertà

Gesù grida a gran voce verso il sepolcro. È un comando di liberazione. Spesso siamo noi stessi a chiuderci in tombe fatte di abitudini, dipendenze o paura del giudizio degli altri. Restiamo nell'ombra perché è meno faticoso che affrontare la luce della responsabilità.

  • Qual è la "tomba" in cui mi sono rinchiuso ultimamente? (Un rancore, una bugia, un vizio?)
  • Sento la voce di Gesù che mi chiama per nome e mi invita a tornare a vivere davvero?
  • Se oggi dovessi "uscire fuori" da un'abitudine che mi spegne l'anima, quale sarebbe? Qual è il primo passo pratico che posso fare per togliere la pietra del conformismo che mi blocca?
4) Sciogliere le bende per ritrovare l'altro

Gesù risuscita Lazzaro, ma chiede alla comunità di "scioglierlo e lasciarlo andare". Abbiamo bisogno degli altri per essere davvero liberi. La fede si vive insieme: siamo chiamati a essere strumenti di liberazione l'uno per l'altro, non giudici che stringono i nodi delle colpe passate.

  • Sono uno che "lega" gli altri ai loro errori, o aiuto le persone a liberarsi e a rinascere?
  • Ho l'umiltà di farmi aiutare da qualcuno (un amico, un confessore) quando non riesco a sciogliere i miei nodi da solo?
  • C'è qualcuno a cui sto negando il perdono, tenendolo prigioniero della mia rabbia? Posso fare un piccolo gesto per "sciogliere" questa tensione e permettere a entrambi di tornare a respirare?
5) La gioia della vita ritrovata

Il brano culmina con il ritorno alla vita e lo stupore di chi assiste al miracolo. Credere nella risurrezione non riguarda solo l'aldilà, ma la capacità di vedere la vita vincere oggi. La gioia di Lazzaro non è solo sua, è la gioia di una comunità che ritrova un fratello.

  • La mia fede è una rassegnata attesa o è la gioia di chi sperimenta che ogni giorno può essere una risurrezione?
  • Riesco a testimoniare che è possibile ricominciare, anche dopo un fallimento totale?
  • Se guardo alla mia settimana, riesco a individuare un segno di "vita" (una riconciliazione, un nuovo progetto, un sorriso ritrovato)? Come posso fare in modo che questa speranza diventi contagiosa per chi mi circonda?

2026-03-21