L’Europa è ancora cristiana ?

by don Aurelio

Dal divorzio culturale alla profezia del Risorto

Certamente non è l’Islam che ha svuotato le chiese in Europa. A partire dal 1968 l’Europa ha conosciuto un cambiamento socio-culturale di separazione dei valori della società da quelli della cristianità. È un divorzio, oggi, tra fede e cultura. Non si tratta di tornare a un cristianesimo di facciata, ma alla profezia di valori spirituali.
Diceva Sant'Agostino: "Ecclesia semper reformanda", in relazione ai segni dei tempi. Nel secolo XVI la Riforma cattolica e la Riforma luterana hanno rinnovato il Cristianesimo. La più recente e attuale riforma è il Concilio Vaticano II. Oggi lo Spirito cosa dice alle Chiese e come opera al di là delle Chiese, poiché soffia dove vuole?
Martin Lutero univa all’ermeneutica della fiducia anche quella dello scetticismo: "Simul justus et peccator, simul fidelis et infidelis". Una fede senza domande porta al fondamentalismo, al bigottismo e al fanatismo: fede e pensiero critico devono intrecciarsi. Se il cristianesimo subisse una trasformazione radicale-evangelica, le chiese sempre più vuote ricorderebbero la tomba vuota del Risorto.
Il passato offriva esclusivamente un’iniziazione alla fede nell’infanzia… Oggi quanti crescono oltre la forma infantile della fede, attraverso una formazione e una fede matura per persone adulte? In Europa dovremmo metterci in ascolto delle Chiese in Africa e in Asia per inculturare la fede oggi attraverso un processo nuovo a livello di teologia, liturgia e spiritualità.
Non dobbiamo lamentarci del cristianesimo morto del passato. Non dobbiamo essere sordi alla voce: "Perché cercate il Vivente tra i morti? Andate in Galilea, là lo troverete". Una riflessione doverosa per coloro che non camminano con noi, ma si presentano come arroganti possessori della verità. Il crollo del comunismo non è stato un passaggio immediato alla terra promessa, ma l’inizio di un lungo esodo.
Dopo l’esperienza del comunismo siamo oggi di fronte all’apocalisse che pone la minaccia reale di una guerra nucleare. Amare il nemico significa, nel caso di un aggressore, impedirgli di fare il male, togliendogli di mano l’arma del delitto (cfr. "Fratelli tutti"). L’alternativa alle guerre culturali non è il conformismo a buon mercato, ma una cultura del discernimento spirituale.
"Finché non riconosciamo nel volto di qualsiasi essere umano il nostro fratello, è ancora notte…" (Rabbino Pinchas). Siamo testimoni di una fede che risveglia continuamente la speranza attraverso l’amore. Siamo di fronte a una "crisi sistemica", viviamo in una "condizione di minoranza" (cfr. Karl Rahner 1954) e di "diaspora", a servizio dei nostri contemporanei, distinguendo fede elementare e sequela di Cristo. Questo è possibile se impariamo ad agire sinodalmente a tutti i livelli, fidandoci del "sensus fidei fidelium".


2026-03-11