Immaginazione al potere perché diventi servizio

by don Aurelio

L’autorità nella Chiesa a livello legislativo, esecutivo e giudiziario è concepita di origine divina: oggi si sta passando dalla concezione del potere a una prospettiva sinodale, evidenziando non soltanto l’orizzonte teologico, ma soprattutto quello antropologico.
C’è un "di più" di creatività da liberare, perché non ci si limiti a fare come si è sempre fatto, restando attaccati disperatamente al già noto per fuggire la fatica di pensare. Una pastorale stanca e ripetitiva non porta da nessuna parte e, soprattutto, non porta le persone al Signore. Queste riflessioni prendono ispirazione dall’evangelista Giovanni: "ascoltare, toccare, vedere, comunicare" (cfr. 1 Gv). Quando abbiamo celebrato la dedicazione della nostra nuova chiesa, abbiamo meditato: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo» (Gen 28, 16).

Oltre il risentimento: la porta dell'ignoto

Occorre lasciare aperta la porta dell’ignoto, al non chiaro, per non cadere nella "globalizzazione della superficialità" (Padre A. Nicolás, ex Generale dei Gesuiti). Sia i tradizionalisti, sia i progressisti rischiano il veleno del risentimento, che ha effetti nocivi soprattutto su chi lo sparge. Abbiamo forse perso tante certezze e la sicurezza "culturale" di aver fatto la scelta migliore.
Sono grato all’amico Padre Rinaldo Paganelli: in numerosi incontri dell’AICa ci siamo confidati spesso le nostre inquietudini catechistiche. Il Signore lo ha chiamato in cielo il 19 ottobre 2024 e lo ha accolto nell’intimità del mistero di Dio, dove ora abita senza più ombre e paure, nella speranza eterna della contemplazione del volto di Dio.

Per una teologia dell'immaginazione

Occorre rimettere al centro l’immaginazione: «Immagina... forse non lo capiamo razionalmente... ma affidiamoci alla teologia apofatica che si ferma ai bordi del mistero e socchiudi le labbra...». Passiamo da una teologia prescrittiva a una teologia "immaginativa". Peter Berger, ne Una gloria remota, ci presenta i profeti come maestri di immaginazione. Troppe istituzioni hanno un deficit di immaginazione. Eppure, la Bibbia è un laboratorio di immaginazione. Ha scritto Carlo Molari: «La teologia attraverso l’immaginazione diventa piena di coraggio e di luce».
Accogliamo una suggestione di Pasolini: «Il sospetto dell’immaginazione è il frutto di una teologia borghese, preoccupata di contenere i sentimenti e disciplinare le emozioni, preferendo al salto in avanti del canguro il salto indietro del gambero».
Nella Bibbia, e soprattutto nell’Antico Testamento, il termine "potere" non esiste: la diversità di Israele sta nel non aver sacralizzato il potere politico, che è segnato sempre dal rapporto tra autorità e libertà. L’Occidente nella sua storia ha imparato a tenere a bada il sacro senza scacciarlo, ed è questa la conquista della nostra laicità. Il potere nella Chiesa viene dato sempre per un servizio, non come affermazione di se stessi per compensare la bassa autostima e le frustrazioni, diventando talvolta violenti.

Uno stile sinodale e generativo

Ormai la cristianità è finita e purtroppo il Concilio Vaticano II non è stato ancora pienamente recepito. Bisogna ipotizzare nuovi modi di essere Chiesa, in piena sintonia con uno stile sinodale, ripartendo dall’esperienza degli inizi del cristianesimo. Non dire o fare cose nuove, ma dirle e compierle noviter. Occorre destrutturare modelli stantii e asfittici per rilanciare e narrare l’umano sognato da Gesù. Non salvaguardare soltanto le istituzioni, ma avere a cuore le persone. Trasformare le perdite in nuovi inizi ed educare alla speranza.
Richiamando Guardini, Papa Francesco propone il "pensiero incompleto": quello che ti porta fino a un certo punto, ma poi ti invita a contemplare in prima persona, senza restare intrappolati nei conflitti. Siamo incamminati verso comunità generative secondo un modello pastorale "generativo", essendo fedeli in modo creativo e immaginario. Il termine "pastorale" ha un valore funzionale più che un significato univoco, non serve soltanto per ottenere consensi.
La mia esperienza di parroco "emerito" mi richiama a un nuovo servizio, non primariamente funzionale e burocratico, ma teso a incarnare Cristo-Pastore, per non accontentarsi di essere un pastore di serie B, un "dipendente itinerante". La chiusura di alcune chiese in città e il raggiungimento del 75° anno di servizio parrocchiale non possono favorire un esercizio burocratico del potere; occorre invece convertirsi allo stile del Vangelo, senza clericalismi, ma aprendosi ai carismi e ai ministeri dei laici.

Il coraggio di sognare comunità nuove

Le categorie di mobilità, di immobilismo e di stabilità, senza nomadismi forzati, devono aiutare i presbiteri a non diventare funzionari itineranti, senza "poligamie pastorali" imposte, in una società sempre più "liquida" (Zygmunt Bauman). Occorre riscoprire la paternità pastorale, valorizzare il sensus fidei, con trasparenza ecclesiale e accompagnamento fraterno. La parrocchia è un "soggetto collettivo", senza accentramenti e senza "deleghe benevole" di una visione "gerarcologica" (Congar) o piramidale (Papa Francesco), auspicando una corresponsabilità di tutto il popolo di Dio.
I laici e soprattutto i presbiteri non devono diventare "specialisti del sacro" (yes-man) secondo l’ideologia e lo stampino (plagio) del parroco pro tempore o del monsignore di turno. Occorre una nuova teologia immaginativa, rompendo stereotipi esclusivi ed escludenti, senza salvaguardare "il proprio particulare" dentro un recinto borghese, clericale e prescrittivo.
L’architettura del nostro nuovo complesso parrocchiale è stata "immaginata" come risposta alle esigenze socio-religiose, ai desideri e ai sogni della nostra comunità. Anche un ottantenne come me si può sentire "giovane", perché, come diceva Picasso, «ci vuole molto tempo per diventare giovani». Bisogna alimentare l’immaginazione, senza stancarsi mai. Per tanti la mediocrità è meglio della profezia biblica e dei carismi in una Chiesa sinodale: certamente è più facile indottrinare i mediocri che evangelizzare i profeti. I parroci e i teologi nella Chiesa devono tornare a sognare e a immaginare comunità secondo il pensiero di Dio.


Consiglio di leggere: Karl Rahner, Sollecitudine per la Chiesa, Nuovi saggi VIII, Edizioni San Paolo, 1981.


2026-03-04