Gestire i conflitti per litigare bene
Le tensioni nelle relazioni sociali non si possono evitare, sono parte della vita.
Talvolta restano nascoste e nessuno sa come affrontarle: non si può andare avanti facendo finta di niente, lasciando che il clima generale dei rapporti sociali sia inquinato dai pettegolezzi o dalle chiacchiere alle spalle.
Per dirimere i conflitti non è sufficiente il “buonismo” o il richiamo generico alla carità.
Da diversi decenni nella nostra parrocchia, nel corso per i fidanzati oppure nei percorsi di spiritualità familiare, si affrontano queste problematiche ed abbiamo elaborato ben tre decaloghi per litigare bene.
Le micro-conflittualità nella coppia e nei gruppi parrocchiali agitano emotivamente i soggetti coinvolti, suscitano affetti, passioni, aggressività, invidie, desideri di sopraffazione e di distruzione e, proprio per questo, devono essere negati, rimossi, rinviati, elusi, covati, repressi, autocensurati, compressi con interventi autoritari che spesso puniscono ed umiliano.
Scontrarsi con il non riconoscimento o con l’atteggiamento di chi vuole mantenere o acquisire potere e controllo genera il conflitto, tanto più forte se sotterraneo o non riconosciuto.
Nelle comunità ecclesiali si ritiene intollerabile la conflittualità perché è evidente la finalità della concordia, della consonanza, dell’intendersi facilmente, dello stare bene insieme; in questi gruppi ecclesiali il conflitto cova in maniera più forte perché si teme di smentire l’identità stessa dell’aggregazione per fini condivisi evidentemente molto alti.
In realtà è spesso innegabile l’autoreferenzialità dei singoli e dei gruppi e l’imbozzolamento attorno a nuclei non contestabili né negoziabili.
I conflitti invece dovrebbero aiutare la maturazione dell’identità e dell’autonomia, la determinazione dei propri confini e di quelli degli altri.
Se i conflitti non si possono negare, occorre allora imparare a litigare meglio, esplorando le relazioni reciproche e imparando a non irrigidirsi, barricati nella prigione dei propri punti di vista.
In conclusione rifletti su questi pensieri:
- Non farti coinvolgere in un conflitto e, laddove c’è già uno stupido che interferisce, fai in modo che non ve ne siano due.
- I più grandi conflitti non sono tra due persone, ma tra una persona e se stessa.
- Oggi soffriamo la violenza senza conflitto, cioè senza riuscire a organizzarla in modo simbolico.
- È impossibile che due che non si amano più litighino davvero.
- Ogni volta che entrate in conflitto con un’altra persona è come se affondaste la mano in un mucchio di schegge di vetro. Senza dubbio avete qualcosa da scagliare contro il nemico per ferirlo, ma in realtà sarete voi a farvi più male.
2026-07-25