Il Vangelo come brace sotto la cenere

Il Vangelo, con la mitezza di un fiume carsico, che scorre lento, nella forma del lievito, del seme e del sale, dà la sveglia al perbenismo della nostra religiosità innocua e ci inquieta. Ormai la cristianità è finita e dobbiamo passare da un cristianesimo della resistenza a un cristianesimo dell’immaginazione del possibile. Purtroppo il Concilio Vaticano II non è stato ancora recepito. Non bastano ritocchi, ma una riforma strutturale (sociale e relazionale), con annesse forme di governo e di gestione del potere.
Purtroppo nelle nostre comunità ci sono due grandi zavorre: il clericalismo e il maschilismo. La normativa ecclesiale è a “imbuto”, con il vertice della piramide occupato dal potere clericale. Occorre ripensare la presenza ecclesiale sul territorio: i preti potranno vivere una vita serena e troveranno il tempo per coltivare la preghiera e lo studio, e così potranno offrire un servizio qualificato. Un parroco non può essere un solitario condottiero di una carovana di esecutori passivi: o yes-man, oppure dovranno emigrare in altre parrocchie.
Perché non sperimentare celebrazioni della Parola e distribuzione della Comunione nelle comunità prive di sacerdoti, affidandole a diaconi, accoliti, lettori e ministri della Comunione, e a “viri probati”, come avviene in tante diocesi italiane, in America, in Africa e in Asia, con il coordinamento di un parroco, come previsto dal CJC?
In Italia 5 mila sacerdoti hanno abbandonato il loro ministero presbiterale, avendo lasciato il sacerdozio. Perché non valorizzarli, non tanto per riempire i buchi in organico, ma certamente in nuovi contesti geografici ed ecclesiali, perché “nemo profeta in patria”?

Memoria ecclesiale e Concilio

Durante il mio impegno culturale e di studio ho vissuto alcuni mesi con il Card. Michele Pellegrino, che nel 1977 si era stabilito nella casa parrocchiale di Vallo, piccola cittadina torinese, dedicandosi da “pensionato” allo studio e alla predicazione.
Ricordo un’intervista datata marzo 1981 a Francesco Strazzari, pubblicata il mese successivo sulla rivista “Il Regno”, con il titolo: “Questa chiesa fra paura e profezia”: una eloquente sintesi e testimonianza di quella esperienza con il Card. Pellegrino. Mi confidò che già alla fine degli anni ’70 stavamo assistendo a un movimento di involuzione nell’applicare la riforma liturgica e nella valorizzazione del ministero delle donne nella Chiesa.
Spesso il malinteso spirito di umiltà e di obbedienza ha schiacciato il coraggio profetico della parresia. Il Concilio ci ha invitati a passare da una Chiesa “sacerdotale”, che concepisce la comunità a partire esclusivamente dal sacerdote, a una Chiesa della vocazione “battesimale”, sostenuta dal popolo di Dio. Quindi non solo “viri probati”, ma “personae probatae”, con esperienza pastorale nella comunità ecclesiale. Un nuovo vivaio vocazionale!


2026-07-02