Vivere con l’invisibile
L'incontro con il pensiero di Marie de Hennezel
Marie de Hennezel è una delle voci più autorevoli nel campo dell’accompagnamento alla fine della vita, della spiritualità e della riflessione sul senso dell’esistenza. Psicologa e psicoterapeuta, ha ascoltato molte persone malate, anziane o vicine alla morte.
In questi giorni sto leggendo alcuni suoi libri ("La morte amica", "La calda carezza delle emozioni", "Vivere con l’invisibile") che cercano di restituire dignità alla fragilità umana, mostrando come il dolore e il mistero della morte possano diventare occasioni di crescita interiore. Attraverso queste letture sono stato aiutato ad affrontare il rapporto con ciò che non si vede, ma si percepisce interiormente. Abituato nella mia missione pastorale a cercare sempre risposte dogmatiche e religiose, ho letto con molto interesse testimonianze, esperienze personali e riflessioni psicologiche che mostrano come molte persone abbiano vissuto momenti di intuizione, presenze misteriose, sogni significativi o percezioni inspiegabili.
Oggi si tende a considerare reale soltanto ciò che è misurabile e razionale. Personalmente sono stato aiutato a riconciliare razionalità e spiritualità, senza considerare tutto ciò come illusioni magiche per affrontare il dolore, la paura e la solitudine. I racconti sul rapporto con la morte non devono essere ridicolizzati, ma possono offrire conforto e aiutare a vivere la morte con meno angoscia.
Riconnettersi con la dimensione interiore
La nostra società, dominata dalla velocità, dalla tecnologia e dal materialismo, da ciò che è visibile, produttivo e utile, trascura la dimensione interiore, il silenzio e la spiritualità. Il contatto con l’invisibile nasce dalla capacità di fermarsi, meditare, osservare i propri sogni e dare valore alle emozioni profonde. Il linguaggio di questi libri è semplice, sensibile e accessibile, senza termini psicofilosofici troppo tecnici, ma con una spiritualità aperta e universale. Impariamo ad ascoltare l’invisibile: intuizioni, amore, memoria e spiritualità che silenziosamente accompagnano la nostra esistenza umana.
La morte non interrompe la relazione tra i vivi e i defunti, perché invisibile non è sinonimo di "inesistente". Il lutto non è soltanto un processo di "distacco" definitivo (il celebre lavoro del lutto di Freud in "Lutto e melanconia" del 1917). Vivere con l’invisibile significa permettere a chi è andato oltre di diventare una forza ispiratrice per il futuro, anziché un peso legato al passato. Non si deve scivolare nel paranormale sensazionalistico o nel dogma religioso rigido.
Una nuova visione della fragilità e del ricordo
Consiglio di leggere "La morte amica" ("La mort intime"), con la prefazione di François Mitterrand: è un inno alla vita. Anche "Il calore del cuore impedisce al corpo di invecchiare" propone una visione della vecchiaia non come decadenza, ma come un’opportunità di crescita interiore.
Non dobbiamo avere paura del silenzio, sia per accompagnare un malato nell’ultimo respiro, sia per imparare a convivere con il ricordo di un caro: l’amore è l’unica forza capace di attraversare l’invisibile, rendendoci più umani.
"I morti non sono degli assenti, sono degli invisibili. Mantengono i loro occhi pieni di luce fissi nei nostri pieni di lacrime." (Sant'Agostino)
2026-06-27