Appunti di viaggio n. 1
by don Aurelio
La condizione degli anziani e dei presbiteri
In una società che privilegia l’attività, la giovinezza, la gradevolezza dell’aspetto esteriore, le persone anziane e non autosufficienti (peggio ancora...) sono spesso individui ai margini della società e talvolta anche nella Chiesa. Non si tratta soltanto di essere curati e assistiti sanitariamente... Purtroppo per i presbiteri la chiusura del FAS (libera associazione per l’assistenza sanitaria) e la parziale trasformazione del CASA (libera associazione per ospitare preti anziani), istituite con libere donazioni di presbiteri che credevano nella comunione, rendono oggi pensosi e preoccupati. Ci riconosciamo ancora parte di una comunità umanamente accogliente ed ecclesialmente compresi e valorizzati a prescindere dall’età?
Riflessioni personali sul ministero
Ogni credente o non credente si interroga o si scandalizza sulla povertà di un prete. Gesù non era attaccato ai beni materiali, al potere umano e all'affermazione ambiziosa di sé. Oggi il contesto socioculturale è molto diverso da quello in cui ho personalmente mosso i primi passi nel ministero pastorale a metà del secolo scorso. Anch’io come Mosè mi sono avvicinato al fuoco del roveto ardente e ho lasciato che le fiamme bruciassero le ambizioni di carriera e di potere. Come diceva Papa Francesco, ho fatto un rogo anche della tentazione di interpretarmi "come un devoto", che si rifugia in un intimismo religioso che di spirituale ha ben poco.
Sono consapevole di essere un paralitico guarito spiritualmente... Mi sento distante dalla freddezza del rigorista, come pure dalla superficialità di chi vuole mostrarsi moderno e accondiscendente a buon mercato all’etica della situazione in una notte morale nella quale "tutte le vacche sono bigie" (Hegel). Con l’olio della speranza e della consolazione, ho cercato di farmi prossimo a ognuno... Ormai sono in pensione e non ho più una "agenda" da difendere, ma ogni giorno consegno al Signore il mio tempo per lasciarmi incontrare dalla gente e farmi incontro a loro.
L'identità del parroco emerito
Ora non mi sento un burocrate o un anonimo funzionario dell’istituzione ecclesiale, consacrato a un ruolo impiegatizio, mosso esclusivamente dai criteri dell’efficienza... So che l’Amore è tutto. Non cerco assicurazioni terrene o titoli onorifici. Vivo la mia missione pastorale di "parroco-emerito" senza preoccuparmi di legare a me le persone che mi erano state affidate come Parroco. Se qualcuno sbaglia, accetto con umiltà il rimprovero di non averlo formato profondamente come il Signore si attendeva e la conseguente espiazione "vicaria"... Tuttavia sono convinto che nella Chiesa non tutti devono pensare alla stessa maniera... Uniti nell’essenziale della fede, ma liberi nell’opinabile...: IN NECESSARIIS UNITAS, IN DUBIIS LIBERTAS, IN OMNIBUS CARITAS.
Mi sforzo di essere un uomo di pace e di riconciliazione, segno della tenerezza di Dio, da non confondere con la debolezza e la timidezza temperamentale. Cerco di perdonare chi mi giudica con meschinità e vorrei ricordare che è lecito credere che l’impossibilità dell’uomo non rimane tale per Dio: il complesso parrocchiale è un "miracolo" del Signore. Talvolta alcuni peccati sociali di esponenti di spicco (grazie ai social) della comunità sono considerati presunti peccati personali, avendo tentato di servire responsabilmente questa parrocchia, condividendone, nonostante persecuzioni e sofferenze, il cammino per mezzo secolo circa.
Il valore della comunità e la crisi dei numeri
Confido nella comprensione di tutti, anche di coloro che hanno messo radici stabili nel porto e che personalmente forse "ho tradito" per partire e prendere il largo, pur apparentemente condividendo lo stesso molo... per superare narcisismi, carrierismi e gelosie clericali, senza la pretesa di essere ringraziato per aver cercato di donarmi senza misura... Ho sempre custodito nel cuore una gioia profondissima e una scoperta sorprendente nel constatare che la comunità camminava, nonostante i ritardi, le oscurità e le contraddizioni, sempre rivolti con lo sguardo pasquale verso il Regno (cfr. Camminiamo insieme, Santanna e il sito donaurelioarzeno.online).
Questa serenità spirituale mi ha permesso di relativizzare tutto, di stemperare preoccupazioni e ansietà, di restare libero dalle illusioni e dal pessimismo, di custodire nel cuore la pace e di diffonderla... Veramente la mia esperienza è stata un tesoro in un vaso di creta, a causa delle mie fragilità e debolezze umane. Purtroppo oggi noi sacerdoti "siamo sempre di meno e dobbiamo lavorare di più", non solo a livello quantitativo, ma soprattutto a livello qualitativo. Il sociologo prof. Diotallevi nel libro "La messa è sbiadita" riporta queste statistiche: i sacerdoti sono il 62% rispetto a coloro che sono stati ordinati negli anni ’90 e i laici che si recano in chiesa sono scesi del 23,7%. In ogni situazione di vita c’è una dimensione di solitudine, un vuoto "ontologico" e non solo psicologico, che nessuno può colmare.
La necessità di una Chiesa sinodale
Papa Francesco ha detto: "Non siamo più nella cristianità, non più...". Come nel racconto "Le metamorfosi" di Kafka, anche per il presbitero può accadere di svegliarsi un giorno e scoprire di essere diventato qualcosa di completamente diverso da come si era immaginato nella giovinezza. Una ricerca del 2005 a Padova ha scoperto una delle cause del malessere di ogni parroco: "il burnout". Una indagine più recente nel Triveneto (Osret) ha constatato un senso di inadeguatezza nell’affrontare le problematiche odierne e soprattutto la crescente burocratizzazione.
La fraternità non è soltanto una formula per gestire le emergenze, ma deve diventare una modalità ordinaria. I cambiamenti ecclesiali strutturali devono armonizzarsi con la libertà e la responsabilità di ciascuno, dei sacerdoti e dei laici... la Chiesa siamo noi... Un esempio interessante è quello di Milano: i seminaristi vivono un tempo prolungato in una parrocchia con altri seminaristi e con famiglie... Certamente l’organizzazione pastorale di una diocesi e dei presbiteri "in cura d’anime" deve essere urgentemente ripensata secondo la forma della "sinodalità". Ricordiamo le parole di Papa Francesco tre giorni dopo la sua elezione a Papa: "Come vorrei una chiesa povera e per i poveri..." e il n. 17 del decreto conciliare Presbyterorum ordinis.
Povertà evangelica e solidarietà
Il prete diocesano assume l’impegno del celibato e promette al Vescovo "filiale rispetto e obbedienza". Della povertà non si dice nulla. La povertà evangelica dovrebbe invece essere eloquente, visibile e narrata. Nasciamo nella nudità, viviamo nella precarietà e moriamo nella solitudine. Il presbitero deve seguire Gesù, distaccato dalla seduzione delle cose, del potere e del denaro. Personalmente in oltre un mezzo secolo di impegno pastorale ho combattuto logiche di potere e di affermazione di sé, di concorrenzialità e di carrierismo.
Padre Congar ha scritto: "Si può trovare davanti a sé dei turiferari, senza prendere un po’ il gusto dell’incenso?". G. Campanini ha scritto che povertà è anche il franco e schietto riconoscimento delle diversità, delle pluralità di pareri, a volte anche della formazione di maggioranze e di minoranze. Se non si accetta la povertà, non si accetta la pluralità, e tanto meno il dissenso... Il vescovo Mons. Tonino Bello ha scritto: "Non è vero che si nasce poveri. Poveri si diventa". La sobrietà e la solidarietà sono il futuro del mondo e della chiesa.
Il sostegno alla Chiesa e il futuro del clero
La povertà dei presbiteri va contestualizzata nell’orizzonte del sovvenire alle necessità della chiesa, della corresponsabilità e partecipazione dei fedeli (cfr. XXX Assemblea della CEI a Collevalenza dal 24 al 27 ottobre 1988). La revisione del Concordato Lateranense e le riforme che ne sono derivate stanno ponendo alla chiesa italiana in maniera nuova orientamenti per il futuro. La costruzione del nuovo complesso parrocchiale di S. Anna testimonia una eccezionale partecipazione dei fedeli in un contesto di concreta, libera e corresponsabile comunione. "Ciascuno ha dato secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia" (2 Cor. 9,7).
La chiesa italiana è preoccupata per la diminuzione significativa della scelta dell’8x1000 a suo favore da parte dei contribuenti (un calo del 7,4%). Alcune modifiche normative unilaterali all’art. 47 della legge 222/1985 e della legge 157 del 2019 (gestione dell’8x1000 dell’Irpef) hanno spinto il Card. Zuppi ad affermare: "Siamo delusi dal governo" (cfr. Il Sole 24 ore del 4 giugno 2025). Anche la Corte dei Conti nella delibera n. 8/2015 ha rilevato una serie di criticità...
Evoluzione del sostegno economico e sociale
Prima del Concilio Vaticano II il presbitero era sostenuto finanziariamente dalla propria famiglia:
- Per 13 anni in seminario con rette molto onerose.
- Per studi universitari anche dopo la ordinazione presbiterale.
- Per assistenza nella casa canonica e post-mortem l’eredità per la chiesa parrocchiale e per i poveri (con assenso in successione da parte degli aventi diritto).
Una fedeltà che genera futuro
Purtroppo oggi l’esperienza del FAS e del CASA è stata liquidata ed è terminata: è necessario e urgente trovare nuove e diverse iniziative per assistere i presbiteri malati e vecchi. A 60 anni dai decreti conciliari Optatam totius e Presbyterorum ordinis, Papa Leone nella lettera apostolica "Una fedeltà che genera futuro", firmata l’8 dicembre 2025, auspica una rinnovata "Pentecoste vocazionale" e afferma che nessun sacerdote deve rimanere solo in un percorso "individuale": la chiesa deve abbracciare la nostra fragile umanità, guarendola però dal narcisismo e dall’egocentrismo.
La fraternità presbiterale non può restare uno "slogan" retorico e inutile, ma deve diventare un aspetto su cui impegnarsi con rinnovato vigore, valorizzando il diaconato, i ministeri, i carismi e il volontariato dei fedeli laici, in un contesto di concreta e seria sinodalità. Certamente occorre evitare la tentazione dell’efficientismo e del quietismo, pigro e disfattista. La pastorale del futuro deve tener conto dell’invecchiamento dei presbiteri che diventeranno sempre meno, deve aprirsi alla collaborazione dei laici in un orizzonte ministeriale e sinodale, senza chiudersi nella prigione del clericalismo che si preoccupa soltanto della chiusura delle chiese, senza cercare altri orientamenti e prospettive ecclesiali.
2026-01-25