La fede tra luce e tenebre
by don Aurelio
In questi giorni sto rileggendo un libro dell’autore spirituale francese Louis Evely e mi sono imbattuto in questa riflessione:
«La fede è un intreccio di luce e tenebre: possiede abbastanza splendore per ammettere, abbastanza oscurità per rifiutare, abbastanza ragioni per obiettare, abbastanza luce per sopportare il buio che è in essa, abbastanza speranza per contrastare la disperazione, abbastanza amore per tollerare la sua solitudine e le sue mortificazioni. Se non avete che luce, vi limitate all’evidenza; se non avete che oscurità, siete immersi nell’ignoto. Solo la fede fa avanzare».
Alcuni infatti sono convinti che la fede sia solo luce, certezza, evidenza, e ignorano che Abramo sale verso la vetta del monte Moria, armato sì di fede ma anche di paura e col cuore segnato dall’oscurità. Così sarà per Giobbe, il credente che lotta con Dio. Se fosse solo evidenza, allora dovrebbe essere facile l’esperienza della fede per un mio amico professore di matematica, di formazione cartesiana e legato alle "idee chiare e distinte della res extensa". Invece anche per lui la fede è un'esperienza sofferta. Se la fede fosse solo tenebra, allora sarebbe l’anticamera della disperazione.
Credere invece è avanzare, rischiare...
Per questo "intreccio di luce e di tenebra" la fede non ammette il fanatismo e il fondamentalismo, ma non cade neppure nel dubbio sistematico, riducendosi a sconsolata domanda. Quando, perciò, il cielo si oscura, non temiamo di perdere la fede; quando la luce è abbagliante, interroghiamoci su Dio che stiamo seguendo, per non cadere nell’illusione.
Così Evely definisce la sua fede: «Grazie a quello che di Te conosco, credo in Te per ciò che non conosco ancora, e in virtù di quello che ho già capito, ho fiducia in Te per ciò che non capisco ancora».
2026-01-21