Verso un nuovo cristianesimo: Gesù e… Cristo?
by don Aurelio
Oggi ci troviamo di fronte a un libro di Vito Mancuso, Gesù e Cristo (Garzanti, Milano 2025): 727 pagine, arricchite da oltre 60 pagine di note, bibliografia e indici. Con una vasta documentazione, l'autore propone un'elegante rappresentazione delle "vite parallele" (evocando Plutarco) di Gesù e di Cristo. Le distinzioni tracciate sono nette: Gesù nacque a Nazaret, Cristo a Betlemme. Gesù aveva un padre terreno; Cristo era il Figlio unigenito del Padre celeste. Gesù aveva quattro fratelli e un numero imprecisato di sorelle; Cristo era figlio unico. Mentre Gesù denunciava le ingiustizie, Cristo toglieva il peccato del mondo. Gesù morì gridando la sua disperazione; Cristo la sua vittoria. Mancuso propone una distinzione fondamentale tra la figura storica di Gesù - il carpentiere di Nazaret, l’uomo della parola e dell’etica - e il Cristo della fede, elaborato nei secoli dalla tradizione. Gesù e Cristo rappresentano due dimensioni, storica e teologica, costitutive di ognuno di noi. Gesù è un nome ebreo, Cristo è un nome greco. Gesù non si comprende senza il cugino Battista; Cristo non si spiega senza Pietro e Paolo. Gesù è storia, Cristo è idea.
Verso un nuovo cristianesimo?
L'intento non è opporre le due figure, ma distinguerle per poi unirle a un livello più alto. Questo non significa ridurre la religione alla sola etica. Secondo questa visione, tra umanità e divinità non vi è un fossato invalicabile: Gesù era sia uomo sia Dio. Tuttavia, i post-teisti sottolineano la scissione tra Dio e il mondo, un Dio pensato "senza" le creature, "generato e non creato" (secondo il Concilio di Nicea). Per Mancuso, Gesù non è il Logos incarnato, ma solo una sua manifestazione fra le tante.
Sta emergendo l'esigenza di un "neo-cristianesimo" per affrontare la scristianizzazione dell'Occidente e intercettare la sensibilità contemporanea. Ma sorge un interrogativo: dopo l’eliminazione della divinità di Gesù, si può ancora parlare di "cristianesimo"? La "nuova religione" annunciata da Mancuso e da Gamberini considera Gesù al pari di Buddha, di Confucio e di tutti i grandi spiriti della storia.
L'intento di Mancuso non appare distruttivo, bensì costruttivo: non solo separazione, ma raccordo. Dopo la lettura di questo libro, vi invito a inviarmi un messaggio per comunicarmi se, secondo voi, questo tentativo possa considerarsi riuscito.
Lacune filosofiche e il ritorno a Ratzinger
Personalmente, concordo con Andrea Grillo nel riscontrare lacune filosofiche e una teologia piuttosto datata nel considerare non solo il dogma, ma anche la storia. Si pensi a Maurice Blondel 130 anni fa, a Ludwig Wittgenstein per la contrapposizione tra ideale e reale, o agli ultimi duecento anni di teologia: mai un Cristo senza Gesù e mai un Gesù senza Cristo.
Quello di Mancuso appare come un romanzo con tre personaggi: Gesù, Cristo e lo stesso autore. Un racconto che parla soprattutto della problematica concezione della salvezza secondo il pensiero mancusiano. Gesù è Cristo? No. Gesù o Cristo? No. Egli afferma che il cristianesimo debba rinnovarsi e si propone come "guida dei perplessi". Di contro, Papa Benedetto XVI ha dedicato tre volumi a Gesù di Nazaret, esaminando proprio il legame inscindibile tra il Gesù storico e il Cristo dei Vangeli.
Mancuso valorizza Socrate l’educatore, Buddha il medico, Confucio il politico e Gesù il profeta (come descritto ne I quattro maestri). Essi sono la fonte da cui attingere la forza morale per non diventare "cattivi" — nel senso latino di captivi, ovvero prigionieri — e per non perdere la fiducia nell’umano e nella ricerca spirituale.
La riscoperta dell'umiltà
Nel 1882 Nietzsche affermava "Dio è morto" ne La gaia scienza. Oggi, invece, dobbiamo ritrovare l’umiltà: un sentimento tralasciato, dimenticato, che però permette di riconnetterci con il reale, non come giudici arroganti, ma per ritrovare la gratitudine delle piccole gioie. In questo riecheggia la saggezza dell’Oriente e degli antichi principi cristiani. Ciò che ha funzionato per millenni è davvero oggi obsoleto?
"Gesù e/o Cristo" è un falso dilemma. La confessione cristologica non può essere liquidata come una mera "sovrastruttura ecclesiale". Per criticare l’apologia cattolica non si può pretendere di dimostrare che il Gesù della storia non possa essere il Cristo della fede (un certo dogmatismo mancusiano). Per Mancuso la Chiesa è una comunità etica, non il Corpo mistico di Cristo; un luogo di ricerca spirituale, non lo spazio sacramentale della presenza di Cristo come "segno e strumento dell’incontro con Dio". Egli riduce la cristologia a un'antropologia spirituale, sottraendo alla Pasqua il suo carattere di evento insieme cristologico ed ecclesiologico. Per Mancuso, Cristo rimane solo un simbolo.
In questi giorni, per "disintossicarmi" intellettualmente e spiritualmente, ho riletto con impegno e tempo i tre volumi di Gesù di Nazaret di Joseph Ratzinger. È il suo cammino interiore, una ricerca rigorosa del volto del Signore. Gesù bussa sommessamente alle porte dei nostri cuori e, se apriamo, ci rende capaci di "vedere", donando libertà e suscitando amore.
Questa lettura ha risvegliato in me il desiderio di ristudiare le eresie cristologiche dei primi secoli, condannate dai grandi Concili (Nicea, Efeso, Costantinopoli, Calcedonia):
- Arianesimo: Gesù come essere creato.
- Nestorianesimo: la presenza di due persone distinte in Cristo.
- Monofisismo: l'esistenza di una sola natura in Cristo.
- Docetismo: Cristo privo di un corpo fisico reale.
- Adozionismo: Gesù che diviene divino solo dopo il battesimo.
2026-02-17