Indifferenza: fine dell’ateismo e della religione?

by don Aurelio

L’indifferenza caratterizza il nostro tempo post-religioso e post-ateo. Chi è indifferente si pone al di là dell’interesse e dell’inquietudine religiosa. Esprime passività e scarso entusiasmo per la vita religiosa. In diverse ricerche sociologiche risulta che sono soprattutto i giovani i più inclini all’indifferenza religiosa, allo scetticismo, al menefreghismo e alla rassegnazione.
La valutazione del fenomeno dell’indifferenza richiede cautela, perché la complessità religiosa odierna è sempre sfuggente. Non sembra proficuo parlare di indifferenza religiosa (come anche di credenza e di non credenza) senza sforzarsi di precisare rispetto a che cosa, a quale “oggetto”, in relazione a quale gruppo sociale, in rapporto a quali fenomeni sociali moderni, in riferimento a quale tipo o forma religiosa. Forse è opportuno porre tre domande fondamentali:

  1. Perché crediamo?
  2. Che cosa significa credere?
  3. Quali sono le ragioni della nostra fede?
Di fatto, tra coloro che vengono chiamati indifferenti incontriamo autentici non credenti, persone senza sensibilità religiosa e credenti che si sono allontanati dalla Chiesa e che attraversano crisi di carattere religioso. È una sorta di nostalgia della libertà che sfocia nel vuoto e nella mancanza di impegno. Anche se Dio esistesse, per l’individuo indifferente Egli non sarebbe un valore.

Le radici dell’indifferenza

Dopo il Concilio Vaticano II si è cercato di andare incontro all’indifferenza rinnovando la litur-gia, il linguaggio religioso, l’educazione ai valori. Oggi si propone anche un atteggiamento critico di fronte alla valanga di informazioni, mode e correnti che banalizzano l’esistenza, disumanizzandola. Si invita soprattutto ad annunciare la fede in modo credibile. Chi è indifferente vive un’assenza di inquietudine religiosa. Dio non interessa.
In alcuni l’indifferenza è frutto di un conflitto religioso vissuto talvolta in segreto: hanno sofferto paure o esperienze frustranti e non conservano un buon ricordo di ciò che hanno vissuto da bambini o da adolescenti. C’è un’indifferenza occultata dalla pietà religiosa: è l’indifferenza di coloro che si sono abituati a vivere la religione come una pratica esterna o una tradizione routinaria.

Una testimonianza credibile

Ricordate il profeta Isaia: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me». Il primo mezzo di evangelizzazione resta la testimonianza quotidiana di una vita autenticamente cristiana: una vita fedele al Signore Gesù, segnata da libertà, gratuità, giustizia, condivisione e pace; una vita giustificata dalle ragioni della speranza.
Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma per quelli che osservano senza fare nulla (A. Einstein). Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni (M. L. King). L’opposto dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza (M. M.).


2026-02-13