Pinocchio
by don Aurelio
Un classico senza età
Pinocchio non ha età e continua a parlarci ancora oggi.
Non è solo un burattino, ma il simbolo della dicotomia tra verità e bugia, tra realtà e magia, tra buoni sentimenti e trappole, tra luoghi di educazione e Paesi dei balocchi dove si finisce per essere trasformati in ciuchi.
Pinocchio interroga bambini e adulti con grande freschezza e profondità.
Il Gatto, la Volpe, Lucignolo, l’Omino di burro sono figure di falsi maestri tentatori, stucchevoli e scaltri. Il Paese dei balocchi è simile alla cultura di un consumismo esasperato, creando l’incivile primato dello scarto.
Si pensa di essere liberi mentre si è prigionieri, direbbe Pasolini: falso progresso profetizzato da Leopardi. Anche Le metamorfosi di Kafka sono di sorprendente attualità e, in modo sinottico, si possono leggere insieme a Pinocchio.
Tra Bibbia, mito e attualità
Pinocchio che rifiuta la medicina ci aiuta a capire la pandemia che abbiamo vissuto: la Fata Turchina manda quattro conigli neri con la bara… (abbiamo più paura della medicina che del male).
Pinocchio nel pescecane ricorda Giona nel ventre della balena. L’impiccagione di Pinocchio, con un po’ di fantateologia, potrebbe ricordarci la crocifissione e la risurrezione di Gesù.
Pinocchio è un classico al terzo posto nella letteratura mondiale dopo la Bibbia e il Corano. Collodi era un anticlericale, però sincero più di tanti trattati di teologia.
Geppetto crea un burattino vivente e rimanda alla creazione della Genesi.
La ribellione di Pinocchio ci ricorda la rottura del peccato originale.
Educazione, libertà e redenzione
Mangiafuoco, che si commuove per la generosità di Pinocchio, ci dice che anche il peggiore degli uomini può essere redento. Il Grillo Parlante e la Fata Turchina sono i maestri di vita, ripetutamente inascoltati.
Pinocchio sembra un adolescente che non sopporta vincoli e catene, ma corre sempre verso la libertà… La fresca ispirazione poetica e l’alta fantasia di Collodi non devono subire prevaricazioni ideologiche o partitiche.
Collodi e la laicità di Pinocchio
Siamo grati a Carlo Lorenzini, detto Collodi, educato da una madre religiosissima, primo di dieci figli di un cuoco e di una maestra, alunno nelle scuole dei preti (Scolopi). Da giovane è stato mazziniano, ma dal 1860 ritornò a casa e scelse la letteratura infantile.
Pinocchio, Cuore di De Amicis e L’Orlando furioso sono del tutto areligiosi, fiduciosi in un’autoredenzione illuministica, per cui si può parlare di una “laicità” di Pinocchio.
È stato pubblicato a puntate dal 7 luglio 1881 sul Giornale per i bambini. Libro per bambini nella forma, si rivolge, nella sostanza, a un pubblico adulto. La vicenda del burattino di legno nasconde una feroce critica della società italiana post-risorgimentale.
Benedetto Croce diceva che il legno in cui è intagliato il burattino è quello dell’umanità.
Secondo Italo Calvino, Pinocchio è una favola capace di sopravvivere indenne ai mutamenti del gusto e del costume.
Tra bugie, potere e speranza
Oggi, al posto della Fata Turchina, c’è l’intelligenza artificiale. Se diciamo le bugie non si allunga più il naso, ma forse arriva un hacker nel PC.
Tutti i “poveri” Geppetti della terra oggi sarebbero messi in catene. La scuola “del merito” premierà i soliti primi, emarginando i soliti ultimi. Diceva Don Milani: «Non c’è cosa peggiore che fare parti uguali tra disuguali».
Il mondo non è tutto marcio. C’è sempre una Balena che può inghiottirci: non per mangiarci, ma per salvarci.
Caro Pinocchio, sei come l’albero sotto la luna e noi ci mettiamo al sicuro sotto le tue fronde.
Gli umani, se smettono di pensare, possono diventare dei mostri.
Ma non tu…
Tu no.
2026-02-09