Nani e giganti
by don Aurelio
"Se ho visto più lontano, ho potuto farlo stando in piedi sulle spalle di giganti". È una espressione che risale a due autori medievali, Bernardo di Chartres e Giovanni di Salisbury, inviata dal grande Newton nel 1675 a Robert Hooke, con la consapevolezza del valore insostituibile della tradizione a livello culturale e spirituale.
Se si dovesse sempre incominciare da zero, stando su una "tabula rasa", saremmo ancora al Neolitico. Abbiamo perso la fiera consapevolezza che, stando in piedi sulle spalle dei predecessori, vediamo con maggiore lungimiranza. Umiltà e fierezza devono contemperarsi.
Come diceva Leo Longanesi, instancabilmente insoddisfatto e in continua ricerca: la quiete ci annoia, l'inquietudine ci irrita; sferzanti coi difetti, allergici alla stupidità, scettici nel progresso sociale — "tutte le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola" — ironici sugli intellettuali: "l'esperto è un signore che a pagamento ti spiega perché ha sbagliato l'analisi precedente"; inquieti ma non irrequieti, per non avere in sé il germe dell'invincibile insoddisfazione.
Dobbiamo però spazzare via i luoghi comuni, i miti, le illusioni, le nebbie delle approssimazioni e l'egoistico quieto vivere. Non dobbiamo trascinare con noi alcune malattie dell'anima: il malcontento permanente, l'acidità non solo dello stomaco, ma anche del cervello, l'intolleranza, la smania sprezzante e, alla fine, la frustrazione.
Diceva il Manzoni: "Non sempre ciò che viene dopo è progresso". Senza tradizione l'umanità è un gregge di pecore senza pastore. Senza innovazione è un cadavere (W.C.). Una vera tradizione non è la testimonianza di un passato concluso, ma una forza viva che anima e informa di sé il presente (I.F.S.). Gli uccelli che vogliono librarsi sopra le colline della tradizione e del pregiudizio devono avere delle forti ali (K.G.).
2026-02-01