Senso cristiano del Natale oggi

by don Aurelio

In questa epoca buia e crepuscolare, nella quale la menzogna e la manipolazione sono dilaganti, anche se Cristo nascesse mille e diecimila volte a Betlemme, a nulla gioverà se non nasce almeno una volta nel nostro cuore. Festeggiamo l’incontro della nostra breve giornata umana con la divina eternità. Alcuni anni fa Umberto Galimberti ha scritto che: "per l’ateo che non crede in Dio, per l’agnostico che non sa se Dio c’è, per il laico che nelle sue scelte etiche prescinde dall’esistenza di Dio, guardando le pratiche natalizie dei consumi, nella nostra società di oggi il Natale è già ateo, agnostico e profondamente laico." Che cosa è rimasto del Natale cristiano?

La grande assenza e la discriminazione del Bambino

Quel giorno un Bambino ha subito una grande discriminazione ed è stato costretto a nascere in una grotta. Il senso del Natale cristiano non è intenerirsi davanti a quel Bambino nato nella grotta, presi da una sorta di romanticismo e di commozione. Cerchiamo dentro di noi la razionalità in armonia con il sentimento e con le emozioni.
Come scrive Sant'Agostino: il Natale cristiano è lo scambio supremo di "Dio che si fa uomo, affinché l'uomo diventi dio." La crisi demografica e la disattenzione diffusa nei confronti dei problemi dei giovani sono segno del declino e dell’invecchiamento della nostra società, che non è più proiettata verso il futuro. Guardare indietro, quando eravamo bambini, in modo nostalgico non serve a niente.

Il mistero natalizio nelle nostre coscienze

Il Natale cristiano dipende da noi stessi, in solitudine, nella ricerca di costruire il Mistero natalizio nelle nostre coscienze, aperti agli altri, a chi non ce la fa, a chi chiede aiuto e non trova ascolto. Sono certo che dopo di me, ormai anziano, verranno giovani a progettare e a costruire "cieli nuovi e terre nuove" nel mondo e nella Chiesa. L’abbondanza di merce nei "super-iper-mercati" — file di prosciutti dai soffitti, muri di panettoni, plotoni di spumanti, piramidi di mandarini, Babbi Natale… — troppa opulenza, anche in questi tempi di crisi economica, fa mancare il fiato… Si parla sempre meno della nascita di Gesù: anche chi ci crede ne parla, mi pare, quasi solo fra i pochi cristiani rimasti (gli anawim di Jahvè)… cercati faticosamente…, perché gli altri sorridono ormai di quella fiaba. Nel mondo di oggi travolto dalla "INFODEMIA", il grande assente è Gesù che nasce. Viva la festa e i regali! Tuttavia, anche i bambini capiscano che è il compleanno di Gesù e che il festeggiato non deve essere assente, anche se i regali natalizi per tradizione vengono fatti a noi.

La sofferenza e la speranza

Sono impegnato ormai da cinquantacinque anni nel ministero di Parroco e ho visto con sgomento il Natale per tanti poveri veri, per chi ha subito un abbandono, un trauma, un lutto… Di fronte alle immagini stereotipate della famiglia felice, "del Mulino Bianco della pubblicità", intorno all’albero con tante luci, addobbi, canti natalizi propinati dai media…, quante sofferenze per affettività fragili e per solitudini disperanti.
Per i nonni soli, per le persone abbandonate, per i feriti dalla vita auguriamo un sussulto di SPERANZA. Non giochiamo a far finta che Gesù nasca, perché Gesù è già nato, morto e risorto e vive ogni giorno accanto a noi come Emmanuele. Certamente anche per chi non crede, il Natale ha assunto un significato socioculturale: un momento di pausa, di ritrovo familiare, di riflessione sul senso della storia umana, in situazione di violenze e di una cinquantina di guerre…

Contro la carità distratta

Anche la solidarietà natalizia non può diventare un gesto rituale una tantum, perché la povertà esiste tutto l’anno. La celebrazione del Natale riafferma che l’amore è l’unica forza che può realmente cambiare il corso della storia, perché non conta il denaro e il potere.
C’è il pericolo di una carità distratta e "presbite": un difetto della nostra coscienza che fa solidarizzare con i poveri lontani o idealizzati, ma che non riconosce o ignora il bisogno concreto della persona che si ha accanto, magari nel proprio condominio o quartiere. Non fabbrichiamo nuovi poveri e lottiamo contro le ingiustizie che li generano. Non rispolveriamo la fraternità soltanto il 25 dicembre, ma superiamo egoismi e indifferenze lungo tutto l’anno.

Dio è evidente e misterioso

Dio arriva quando meno te lo aspetti. Magari lo cerchi tutta la vita, o credi di cercarlo, o sei convinto di averlo trovato e quindi dormi sugli allori, e intanto, la vita ti passa addosso. Dio è evidente e misterioso, accessibile e nascosto, già e non ancora… La nostra vita passa, con i suoi desideri e le sue delusioni, le sue paure e le sue ironie, i suoi entusiasmi e i suoi fallimenti: fatichiamo a tenerla ferma in un punto: la nascita, morte e risurrezione di Gesù. Detesto lo sgorbio che abbiamo fatto del Natale, la fiera insopportabile dei buoni sentimenti, l’ipocrisia del politicamente corretto che fa del Natale una festa di compleanno senza il festeggiato, la mielosa retorica delle nostre messe di mezzanotte per "fedeli una tantum."
Bonhoeffer ha scritto: "nessuno possiede Dio in modo tale da non doverlo più attendere." La festa dell’inaudito di Dio che irrompe nella storia umana è stata travolta dalla melassa del buonismo natalizio. Il Natale è diventato la storia di un Dio presente e di un uomo assente.

Chi serve e chi è servito

Anche il pranzo natalizio per i poveri, che coinvolge anche i non credenti, propone il metamessaggio: finalmente le chiese servono per sfamare i poveri (senza dimenticare che la nostra parrocchia ha costruito un salone di 750 metri quadri per le attività sociopastorali) e tutti indossano la casacca del buon cristiano vestito da "Babbo Natale".
Ha scritto Mons. Matteo Zuppi: "si confonde chi serve e chi è servito, tutti ospiti di quel Dio che, nascendo, ci insegna a diventare uomini." "Se condividiamo il pane del cielo, come non condivideremo quello della terra?" (cfr. Didaché del I-II secolo).


2025-12-19