Anziani: quale missione oggi nella società e nella Chiesa?
I progressi della medicina hanno contribuito ad allungare la durata della vita umana. Tuttavia, il calo della natalità ha originato un "inverno demografico" senza precedenti. In questo contesto, la Chiesa sta revisionando la pastorale della terza e quarta età. Intanto, bisogna correggere la rappresentazione negativa della vecchiaia, sconfiggendo il rifiuto per scarto sociale, l’autoisolamento, il sentimento di inutilità e la disperazione. Il rispetto della vita garantisce una società multigenerazionale. Occorre valorizzare la gratuità contro l’efficientismo, la visione completa della vita contro la fretta, l’agitazione e la nevrosi. I problemi degli anziani sono tanti, soprattutto l’emarginazione e la carenza di assistenza.
Una testimonianza personale: 80 anni al servizio del Signore
Anch’io sono anziano: il 3 giugno 2026 compirò 80 anni. Da circa sei anni sono in pensione e, in obbedienza al Vescovo diocesano, risiedo in parrocchia come parroco emerito. Oggi ho più tempo da dedicare alla preghiera, sempre in unità spirituale con la comunità parrocchiale, con la Chiesa e con la società di oggi. Anche Gesù è solo nel Tabernacolo, ma continua a operare il bene per tutti noi. Il mondo è inquieto, si vive in modo affannato e gran parte della gente non è felice: a tutti vorrei testimoniare che nel rapporto con il Signore c’è una possibilità di pace e di serenità. Con la "scusa" dell’anzianità, la mia non è una fuga da qualcosa, ma una scelta per Qualcuno (Dio), secondo le norme del Diritto Canonico (C.I.C.) e in obbedienza al Vescovo.
L'ascolto e la preghiera come missione
Oggi spesso la gente è disperata per le malattie, per i problemi delle famiglie e per il lavoro: il benessere della società dei consumi non garantisce nulla. La fede, per tanti, resta l’ultima spiaggia. Personalmente, ora ho più tempo per ascoltare tutti attraverso il sacramento della Confessione e per la direzione spirituale.
Certamente tutti siamo impegnati per arginare la cultura e la mentalità dello scarto. Spesso gli anziani, anche in Chiesa, vengono messi da parte: personalmente mi sono messo a loro disposizione perché la loro religiosità sia immersa in una autentica e profonda vita spirituale con Dio. Chi invecchia si avvicina alla sua fine e ha molto bisogno di accostarsi al Signore. Anche un anziano, nella sua fragilità e debolezza, con la preghiera e con l’unione delle sue sofferenze a quelle di Cristo, può abbracciare il mondo con le sue ferite.
Romano Guardini ha scritto: "La vecchiaia è l’epoca della saggezza, che spesso è il frutto dell’esperienza per dono di Dio. Attraverso la preghiera si può abbracciare il mondo". È una ricchezza, e non un peso, passare dalla vita attiva alla prevalente contemplazione. Nella comunità attualmente ho questa missione: essere, con umiltà e senza rimpianti, "custode della memoria e pilastro della preghiera".
Il ruolo del Parroco emerito: una nuova forma di servizio
Oggi i tempi sono diversi e non ha senso elogiare solo il passato. Tuttavia, posso vivere gli anni conclusivi della mia vita con un poco di conforto, di stima e di affetto. La solitudine dipende da una serie di fattori: personalità, mentalità con cui si è affrontato il ministero presbiterale, autostima, interessi, salute.
In questi giorni ho riletto alcuni libri di Yves Congar sul sensus fidei nella vita della Chiesa, con la sensibilità dell’attuale forte richiamo alla sinodalità. Fin dal Medioevo si è sempre utilizzato un principio del diritto romano: "Ciò che riguarda tutti deve essere trattato e approvato da tutti". Vi chiedo pertanto di inviarmi un contributo su questi temi che riguardano la Chiesa di oggi, per continuare a pubblicarli sul mio sito: www.donaurelioarzeno.online. Aiutiamo la Chiesa a uscire dai sentieri consueti per reinventare nuovi modi di vivere la comunità ecclesiale.
In una società che privilegia l’efficienza, il parroco emerito — liberato da molte responsabilità operative — può offrire la testimonianza di preghiera, meditazione, ascolto e accompagnamento spirituale. Senza il peso delle urgenze quotidiane, può dedicarsi con maggiore calma a chi cerca consiglio e conforto. Egli non è più il responsabile della comunità e deve quindi evitare ogni forma di interferenza: riconoscere che la parrocchia va avanti anche senza di lui è un esercizio spirituale non facile, che richiede maturità e fede. È una testimonianza di comunione: una nuova forma di servizio attraverso la preghiera, l’ascolto e il sostegno discreto.
2026-04-24