Laicismo e clericalismo: appunti di viaggio n.3

Laicismo e clericalismo sono due stereotipi da superare. Il termine laicità indica la separazione tra la sfera religiosa e ogni altra sfera, a cominciare da quella politica, secondo la celebre formula «Libera Chiesa in libero Stato» del 1860. Il contrario della laicità è il confessionalismo-clericalismo. La laicità, tuttavia, può diventare intollerante e dogmatica se vissuta con una visione integralista: una Chiesa contrapposta ad altre Chiese…

Oltre il clericalismo: la piaga di una Chiesa senza sinodalità

Il clericalismo è tipico dei preti, ma spesso coinvolge anche i laici (Mt 20,25). Nella Chiesa occorre "servire", non "spadroneggiare" (1 Pt 5,3). Il clericalismo invece esprime un atteggiamento altezzoso e saccente: invece di servire la Chiesa, il clericale si serve della Chiesa per il suo egoismo e per la sua ambizione. È un'aristocrazia, isolata nella Chiesa, una degenerazione elitaria e spocchiosa.
Il clericalismo è il corrispettivo della mancanza di sinodalità. Una parte del clero clericalizza i laici, che sono contenti di essere clericalizzati: come il tango, lo si balla sempre in due… È una piaga che rimanda alla prima delle cinque piaghe di Antonio Rosmini. Il ministero ordinato non è una promozione all’altare, ma un servizio gratuito e generoso. Per desacralizzare il potere ecclesiastico e per trasformarlo in servizio, vanno abbandonate pratiche pastorali, simboli, titoli, linguaggi, modi di dire, stili di comportamento, aspettative associate a logiche patriarcali e androcentriche.
Si può iniziare ad alleggerire la funzione del parroco valorizzando i ministeri dei laici, condividendo la progettazione e verificando insieme corsi e carismi. Bisogna curare la formazione e gli organismi di partecipazione, di dialogo e di ascolto: non si possono coinvolgere soltanto i laici "omogenei-yes-man". La sinodalità non si può ridurre a un tema teologico per astrazioni accademiche, ma bisogna cercare di tradurla in realizzazioni ed esperienze concrete e visibili. Come diceva Mons. Tonino Bello: «I laici che si clericalizzano non sono meno innocui dei preti che si laicizzano».

La tentazione del "doppismo" e i cristiani di primavera

Non abbiamo bisogno di cristiani "gnostici" che trasformano l’esperienza cristiana in un insieme di elucubrazioni mentali astratte, lontane dalla freschezza e dall'attualità del Vangelo. Né di cristiani da salotto "laicisti oppure clericali" con il timer in mano secondo la compagnia che si frequenta: con la talare al mattino oppure con vestiti firmati alla moda verso sera… Il fenomeno del "doppismo" o della doppia vita è un comportamento da analizzare con oscillazione tra la sociologia della religione e la psicologia del profondo. Al mattino vestono i panni del custode delle tradizioni clericali e alla sera quelli del critico secolarizzato e modernista. Il clericalismo ha creato un'oscillazione, una schizofrenia spirituale: troppo preti per essere uomini e troppo laici per superare il "turismo del sacro". Al mattino il potere simbolico dell’abito paonazzo o porpora, vescovile o cardinalizio, e alla sera una critica feroce all’istituzione ecclesiastica: Dio diventa un concetto etico e la Chiesa un’agenzia di servizi sociali.
Non servono cristiani disincantati dalla faccia scura e dallo stile della Quaresima senza Pasqua, ma testimoni che mostrano con la vita permanentemente la gioia del Vangelo. Non "cristiani d’autunno" che si cullano in nostalgie, rimpianti e lamenti, ma "cristiani di primavera", instancabili coltivatori di sogni convinti che i giorni più belli devono ancora venire. Non cristiani disfattisti e tristi, che si lamentano sempre di tutti, né cristiani che guardano la storia dal balcone senza sporcarsi le mani…
Non cristiani che, alla maniera di Ulisse, cercano di contrastare il canto delle sirene facendosi legare all’albero maestro e turando con la cera gli orecchi dei compagni di viaggio; servono invece cristiani che, alla maniera di Orfeo, contrastano il canto delle sirene suonando con la cetra una melodia più bella… Non cristiani dalla fede fatta di abitudini, di cose del passato, di bei ricordi dell’infanzia, che cercano Dio tra i relitti del naufragio ormai passato e lo rinchiudono nel sepolcro del "si è sempre fatto così".

Le sfide etiche del presente e il senso della vera laicità

Oggi il conflitto non riguarda più il potere temporale dei papi, ma si è spostato sulla bioetica e sui diritti civili:

  • Fine vita: la vita intesa come dono indisponibile di Dio oppure come autodeterminazione e diritto a una morte dignitosa.
  • Istruzione: sostegno alle scuole paritarie per garantire la libertà educativa oppure scuola pubblica laica e uguale per tutti, senza finanziamenti ai privati.
  • Famiglia: difesa del modello tradizionale basato sul matrimonio religioso oppure riconoscimento di ogni forma di unione civile e affettiva.

La sfida delle democrazie moderne consiste nel trovare un sapiente equilibrio. Da un lato, la laicità protegge i cittadini da teocrazie soffocanti; dall’altro la laicità corretta permette alle religioni di contribuire al dibattito pubblico come una delle tante voci della società civile, senza pretendere di dettare legge a chi non condivide quella fede, senza sacralizzare la politica e senza politicizzare la ragione.


2026-08-23