Dio darà ragione ai profeti

by don Aurelio

Il tempo è galantuomo. Alla fine, mostrerà da che parte sta la ragione. Non sarà necessario aspettare che "qualcuno" abbia la sincerità di riconoscerlo. Mettiamo da parte lo scetticismo, perché il tempo dà sempre ragione a chi sa aspettare. La gente non è cieca e nemmeno muta, ma occorre pazienza. Oggi siamo tutti coinvolti in un'accelerazione continua, dentro un vortice frenetico, eppure i cambi di mentalità e di abitudini sono molto lenti, soprattutto nella Chiesa, e in particolare a Rapallo.
I supporti informatici, i moderni sostituti dei neuroni cerebrali umani, hanno poca memoria. La frenesia ha il sopravvento sulla riflessione e sul pensiero. Come suggerisce il profeta Geremia, ciò che conta è non essere sordi alla Parola di Dio; con la gente si può anche essere muti. La verità scomoda non è piacevole da ascoltare. Dobbiamo piangere per il popolo che ha abbandonato la verità ed è "una generazione perversa e adultera". Non dobbiamo essere profeti "rimproveratori", ma uomini di speranza: il sangue dei martiri è "seme" dei cristiani. "Sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro" (Ezechiele).
Abbiamo bisogno di uomini e donne che, coraggiosamente e con "parresia", rischino una parola scomoda, ma generativa e feconda almeno nel pensiero, prima ancora che nell'azione. Scomoda per le nostre certezze e abitudini. Sappiamo sostare "pensosi" sull’essenziale per tendere al futuro? Nei tempi più difficili, Dio si fa vicino a noi, chiamando uomini e donne a cui affida il compito di essere punto di riferimento nella comunità. Spesso lascia ai margini della storia anche arcipreti, monsignori, cardinali, politici ed "esperti parolai sempre sui social" (cfr. Geremia 15, Ezechiele 3, Isaia 6). "Tutte le genti hanno il loro profeta", ricordava Sant'Agostino nel Contra Faustum. Dopo il I secolo e fino ad oggi, i profeti sono osteggiati e persino perseguitati (cfr. San Giustino nel Dialogo con Trifone).
Nel "piano sinodale" della Chiesa italiana si è programmata una "fase profetica", come se qualcuno avesse lo Spirito Santo a disposizione per "programmarLo". Gli addetti ai lavori anche nel Sinodo creano "vuoti paurosi" e ripetono spesso le stesse cose routinarie, abitudinarie, scontate e inutili. Quanti, nella Chiesa, vivono la "parresia" e difendono chi è oggetto di ingiustizia socio-ecclesiale? Il passato-presente genera il futuro, ma è soprattutto il futuro che genera il presente. Il "già" contiene sempre il "non ancora". Davvero "il tempo darà ragione ai profeti". La profezia diventa una narrazione potente che struttura il passato e influenza la percezione del presente. Non si tratta certamente della saggezza del "senno di poi".
Il fascino della profezia risiede nella nostra naturale predisposizione alla ricerca di significato nel caos. Abbiamo un bisogno innato di interpretare il futuro e di trovare modelli che possano fornire una guida. I profeti sono figure di rottura con lo status quo. Il tempo agisce come un filtro: la profezia è la rivelazione di un Disegno più grande, di una Verità che trascende il tempo e lo spazio e che guida il destino umano. Il tempo è giudice imparziale.


2025-08-04