
Nessuno muore sulla terra, finchè vive nel cuore di chi resta: il senso cristiano della morte nell’orizzonte pasquale della risurrezione di Cristo
by don Aurelio
Sono frasi che racchiudono una profonda riflessione sulla memoria, l’amore e la speranza di una vita eterna che trascendono la morte fisica. Questa prospettiva si intreccia intimamente con il senso cristiano della morte, illuminato dalla fede nella risurrezione di Cristo.
La morte per il cristiano non è la fine, ma una trasformazione, un passaggio (= pasqua) verso una pienezza di vita in Dio .
Vorremmo nell’orizzonte pasquale della morte e risurrezione di Cristo esplorare il significato della morte umana e come il ricordo dei defunti si inserisca in un orizzonte di speranza eterna.
La morte in un contesto di serenità umana e di speranza cristiana ha senso nella prospettiva del Disegno salvifico di Dio.
In un’ottica cristiana, la morte non è un evento privo di senso.
Essa, pur essendo conseguenza del peccato originale (Rm 5,12), è stata redenta dalla morte e risurrezione di Gesù. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci insegna che ‘la morte cristiana ha un senso positivo‘ ’perché, per mezzo di essa, si realizza la piena comunione con Dio (CCC 1010).
Cristo stesso ha affrontato la morte, non per eliminarla, ma per trasfigurarla nel mistero della risurrezione.
Nella sua risurrezione, Gesù ha sconfitto il potere della morte, rivelandola non più come annientamento (kenosi), ma come una soglia verso la vita eterna.
Per il credente, questa realtà diventa fonte di consolazione e di speranza. Come afferma S.Paolo: ‘Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui’ (Rm 6,8).
La risurrezione di Cristo è il fondamento della fede cristiana e la garanzia della nostra stessa risurrezione.
La frase ‘finchè vive nel cuore di chi resta’ sottolinea il ruolo fondamentale della memoria e dell’amore nel mantenere viva la presenza di chi è passato a miglior vita.
Questa non è solo una visione sentimentale, ma ha profonde radici teologiche. La comunione dei santi, proclamata nel Credo, ci insegna che tutti i battezzati, sia vivi che defunti, sono uniti in Cristo formando un unico Corpo mistico (1 Cor 12,12).
Nel cuore di chi resta, la memoria dei defunti non è soltanto un ricordo nostalgico ma un’esperienza di comunione spirituale. Ogni volta che preghiamo per loro o li affidiamo alla misericordia divina rafforziamo il legame che ci unisce. Questo rapporto non si limita al piano umano, ma si estende ad un orizzonte di fede.
La celebrazione dell’Eucarestia diventa il luogo privilegiato in cui i vivi e i defunti sono uniti nella comunione con Cristo ,il Kyrios e il Vivente.
L’orizzonte cristiano della morte non si limita a un vago ricordo, ma si radica nella certezza della vita eterna.
Gesù, parlando ai suoi discepoli, promette: ’Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore… vado a prepararvi un posto (Gv 14,2).
Questa promessa ‘pasquale’ ci invita a guardare oltre il dolore della separazione per accogliere la speranza di un ‘ritrovarci’ nella gloria eterna. Il senso cristiano della morte è strettamente legato alla Pasqua.
Come Cristo è passato dalla morte alla vita così il credente è chiamato a partecipare a questa dinamica pasquale. La morte diventa allora il momento in cui lasceremo il tempo per entrare nell’eternità, dove ‘non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno’ (Ap 21,4).
Un esempio eloquente di questa visione lo troviamo nella vita dei santi, che hanno affrontato la morte con serenità, fiducia e speranza. S.Francesco d’Assisi, nel suo ‘Cantico delle creature’, definisce la morte ‘sorella’, accogliendola come parte del Piano di Dio. Santa Teresina di Lisieux , poco prima di morire, disse : ‘Non muoio, entro nella vita‘.
Queste testimonianze ci mostrano come la fede nella risurrezione trasformi la prospettiva della morte da nemica temibile a porta verso la comunione eterna con Dio.
La frase ‘Nessuno muore sulla terra, finchè vive nel cuore di chi resta’ trova nella fede cristiana una dimensione ulteriore e più profonda. Non si tratta soltanto di ricordare chi ci ha lasciato ma di vivere in una comunione che va oltre i confini del tempo e dello spazio. La risurrezione di Cristo ci assicura che i nostri cari vivono in Lui e che, un giorno, anche noi li rivedremo.
La morte dunque non è la fine, ma un nuovo inizio. E’ il momento in cui il credente, passando attraverso la sofferenza e il distacco, si apre alla pienezza della vita eterna. Questo orizzonte di speranza ci invita a vivere ogni giorno con fede, a custodire nel cuore i nostri cari e a prepararci, con fiducia, all’incontro definitivo con Dio.
2025-03-30