Scontenti e contenti

by don Aurelio

E’ una esperienza abbastanza frequente incontrare persone permanentemente scontente di sé e della vita, insoddisfatte in modo sistematico, deluse tristi, amareggiate e persino sconfortate. Il loro stesso viso assume i tratti della loro anima pessimistica. Persino il cane che hanno al guinzaglio non riesce a nascondere una semiotica bestiale evidentemente depressiva. C’è anche chi stupidamente è contento nella sua beceraggine, persino sbruffone nell’ostentare la sua superficialità e vacuità interiore. E’ accaduto a tutti di vivere una giornata serena, segnata persino dall’allegria. All’improvviso un imprevisto, un piccolo incidente ci fa piombare nell’amarezza. Qualche ora dopo, dimenticato quell’infortunio, ritorna il sorriso sulle labbra.
La tristezza nasce dall’essere soli e abbandonati, privi di una presenza che ti riscaldi, di una mano che ti accarezzi, di una parola che spezzi il silenzio e le lacrime. Un tempo nelle fiere paesane pullulavano mini-acquari con pesci rossi che si ottenevano qualora si fosse stati capaci di inserirvi con un lancio a distanza una pallina da ping pong. Quei pesciolini si muovevano con una eleganza anche in quel piccolo spazio, quasi fossero nell’immenso oceano. Erano in realtà prigionieri eppure portavano con sé il respiro del mare, delle distese infinite, e i loro arabeschi di nuoto erano come la memoria di una libertà senza confini dentro di loro. E’ facile sciogliere la metafora. Si può essere condannati su una sedia a rotelle, chiusi in una famiglia opprimente, in un contesto sociale asfittico, oppure costretti a un lavoro che rende la tua esistenza monotona, come tra le sbarre di un carcere ma l’anima può librarsi oltre, nello spazio infinito del cielo.
Di fronte a un piccolo acquario di pesciolini rossi ho personalmente imparato le più belle lezioni di antropologia e di psicologia.


2025-03-18