
Rabbia, aggressività e violenza nei ragazzi d’oggi
by don Aurelio
Recenti fatti di cronaca ci impongono doverose riflessioni.
Per gestire l’aggressività dei bambini è opportuno comprendere da dove essa deriva.
Nei primi anni di vita, quindi nell’età prescolare, compaiono i primi comportamenti aggressivi: morsi, capelli tirati,ecc che non sono mai immotivati e spesso nascono dall’incapacità a gestire le emozioni: qualcosa è fuori controllo.
Quando i bambini si picchiano oppure sono aggressivi con papà e con mamma occorre subito interromperli e con serenità aiutarli a ritrovare il proprio equilibrio emotivo.
Quando sono violenti al nido o alla scuola materna occorre prendersi cura ‘dell’aggredito e dell’aggressore’.
Anche nelle elementari bisogna aiutarli a ‘litigare bene’ e accompagnarli nelle ‘strategie educative’, in una sinergia scuola-famiglia-parrocchia.
Di fronte alla violenza nei bambini occorre prevenzione e negli adolescenti bisogna affrontare bullismo, cyberbullismo e bande di ragazzi che violano il loro diritto all’educazione, alla salute e al benessere.
I genitori non devono reagire alla rabbia dei figli con altrettanta rabbia e aggressività e non devono usare mai la minaccia e toni di voce molto elevati. Certamente hanno possibilità maggiori di avere figli aggressivi rispetto a genitori che utilizzano, invece, strategie educative positive.
Lo stile genitoriale autoritario è sempre negativo.
Invece occorre incoraggiare nei ragazzi comportamenti positivi, essere costanti e perseveranti nelle relazioni educative con i bambini, stabilire dei limiti chiari e infine creare aspettative.
E’ molto importante educare al rispetto e alla non violenza in famiglia e nella scuola.
E’ necessario evitare maltrattamenti infantili e ogni forma di abuso.
Purtroppo la violenza sui minori è molto diffusa (il 90% avviene in famiglia).
Maltrattamenti fisici (spesso punizioni fisiche….) e maltrattamenti psicologici.
La scuola e la parrocchia sono comunità che fungono da sentinella, soprattutto a livello di prevenzione in un contesto di rete coesa e coerente, evitando reati di abuso di mezzi di correzione, umiliazioni, denigrazioni, violenze fisiche e psicologiche.
I ragazzi hanno il diritto di essere protetti da qualsiasi forma di violenza.
Purtroppo i modelli di vita basati su onestà, coerenza e rettitudine sono stati soppiantati da modelli improntati all’affermazione di sé, alla spregiudicatezza e all’avventurismo senza scrupoli.
Gran parte della violenza è mediata dalle tecnologie digitali e non vi è più un confine chiaro tra online e offline.
L’uso di sostanze psicoattive legali e illegali gioca un ruolo importante. C’è anche una componente narcisistica. Il serbatoio di comportamenti violenti sono le periferie urbane, con ovvia appartenenza a famiglie multiproblematiche. La violenza tra ragazzi è un grave problema che richiede una ‘RISPOSTA COORDINATA’ da parte delle istituzioni: famiglia, scuola, parrocchia e associazioni sportive e del tempo libero.
La violenza giovanile è il risultato di una complessa interazione tra numerose concause.
Anche una strategia di prevenzione sarà efficace se agirà simultaneamente su più fattori di rischio e quindi di eventuali fattori di protezione. Sono fattori scatenanti: ambiente familiare instabile, influenze negative dei media, isolamento sociale, rabbia da frustrazione, noia e moda.
L’arma vincente è in una parola: collaborazione. Tutti insieme.
Bisogna intervenire insieme, ma soprattutto e prima di tutto: capire.
Occorrono ricerche multidisciplinari. Bisogna definire criteri per ulteriori ricerche che consentano di intercettare meglio queste problematiche, senza abbandonarsi a superficialità e a mancanza di sapienza umana e cristiana.
E’ importante saper dire ‘no’ ai ragazzi che passano dalla collera alla provocazione. Ciò che educativamente destabilizza sono l’incoerenza e i ‘no’ non motivati in una visione positiva e fiduciosa e con uno sguardo aperto e non giudicante che faccia aumentare l’autostima. Atteggiamenti moralistici, paternalistici e tardivamente amicali sono controproducenti. Purtroppo gli adulti ancora molto adolescenti spesso pretendono di essere più amici che genitori del proprio figlio. Le crisi educative sono problemi che vengono da lontano: ce lo racconta molto bene Nanni Moretti in ‘Caro Diario’, un film del 1993.
Ci vogliono regole ‘chiare e comprensibili’, non basta dire ‘no’. Non basta riempire di cose materiali i figli privandoli del desiderio.
Occorre più tempo da dedicare ai figli per ascoltarli e dialogare con loro. Infine dalla iperprotezione occorre educare all’autonomia.
La vita vissuta insieme ai ragazzi è come il vento per le piante.
Purtroppo non sappiamo più dire di ‘no’ ai figli che non sono abituati al rifiuto. Riflettiamo sui femminicidi e sul patriarcato. Tutto e subito non funziona a tutte le età.
Negli adulti occorre maturità umana e cristiana per sopportare i sentimenti negativi dei ragazzi: quali sono le conseguenze dei ‘si’ che in coscienza dovevano essere ‘no’?
Non è un buon medico quello che non ti fa la puntura per non farti sentire il dolore.
I genitori che hanno paura di puntare i piedi, hanno figli che se li pestano.
Imparare a dire ‘no’ educativamente bene, è un regalo per i vostri figli.
Essere troppo indulgenti con i bambini, diventa molto più faticoso nell’adolescenza.
Se ci sono due genitori, unitamente ai nonni e agli zii insieme ad altre figure educative importanti è fondamentale che siano d’accordo.
2025-03-14