
Arroganza o umiltà?
by don Aurelio
Chi è ignorante spesso sovrastima la propria cultura, colmando le lacune con convinzioni infondate o generalizzazioni fantasiose. Questa illusione è alimentata da un bisogno innato di certezze e dalla paura dell’ignoto. Spesso si cercano informazioni che confermano le nostre credenze preesistenti, ignorando o scartando quelle che le contraddicono. Questo meccanismo cognitivo rafforza l’illusione di sapere. L’ambiente sociale in cui viviamo può influenzare le nostre convinzioni, portandoci ad adottare idee e opinioni senza una doverosa analisi critica oggettiva.
Chi è intelligente è consapevole dell’ampiezza delle conoscenze e della complessità del mondo, riconoscendo i limiti della propria cultura. L’intelligente è curioso, aperto al nuovo, al dubbio e alla critica come motori sapienti di nuove conoscenze, con umiltà intellettuale per continuare ad apprendere e a comprendere, consapevole che la verità è in continua evoluzione. Il saggio sa di non sapere e la ricerca è per lui un percorso senza fine.
L’imbecille, invece, è caratterizzato da un'arroganza smisurata e dalla convinzione di possedere la verità assoluta. È resistente al cambiamento ed è incapace di ascoltare opinioni diverse dalla propria, svalutando gli altri senza empatia. La fede cristiana intende la ricerca della Verità come un cammino di umiltà e di apertura al Mistero.
Come possiamo educare con umiltà e tolleranza nella scuola, nella famiglia e nelle nostre comunità ecclesiali a sviluppare un pensiero critico, a superare i propri pregiudizi e a rispettare le diverse opinioni, promuovendo il dialogo costruttivo?
Per la nostra riflessione propongo una frase, apparentemente paradossale ma profondamente sapiente: l’ignorante sa molto, l’intelligente sa poco, il saggio non sa niente, l’imbecille sa sempre tutto. La psicologia ci insegna che questa è una manifestazione del cosiddetto "effetto Dunning-Kruger" (teorizzato dal dipartimento di psicologia sociale della Cornell University), per cui chi ha una bassa cultura e competenza tende a sopravvalutare le proprie capacità: gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.
Chi è stupido non è in grado di riconoscere la propria stupidità, appellandosi alla libertà di espressione: "Io la penso così, siamo in democrazia..." (cfr. i social: like, commenti e condivisioni). Non è in grado di riflettere criticamente sulle proprie conoscenze (errate e ben confuse) per metterle in discussione e per collegarle ad altre informazioni oggettivamente migliori. Quanti idioti inconsapevoli, i cosiddetti "esperti del secondo me", si credono talenti innati e non valorizzati! Il web ha alimentato l’ego dell’imbecille, ed oggi è urgente combattere l’imbecillità che dilaga sui social network dei leoni ed eroi da tastiera. Non ci sono più gli imbecilli di una volta: oggi sono cretini furbissimi. E nessuno ne è escluso.
Purtroppo, i danni prodotti sono sottostimati. Questa condizione ci riguarda da vicino. Come dice chiaramente Socrate a Glaucone, parlando dei prigionieri nel mito della caverna: "Ci somigliano". Siamo noi quelli incatenati: fanatici, intolleranti, integralisti, dogmatici con una fede rigida e irrazionale. I cretini e gli ignoranti sono sempre stati tanti al mondo, però un tempo non avevano la pretesa di guidare e di giudicare tutto e tutti e non si mostravano arroganti. Oggi l’ignoranza e la stupidità si sono fatte presuntuose: sono salite in cattedra, sul ponte di comando. Questa arroganza si alimenta prevalentemente della desertificazione della cultura.
Inoltre, non si può escludere che persone intelligenti abbiano idee stupide (cfr. S. Nadler e L. Shapiro, Quando persone intelligenti hanno idee stupide. Come la filosofia ci salva da noi stessi, Raffaello Cortina Editore, Milano 2022). La malattia di pensar male riguarda tutti.
L’umiltà intellettuale è fondamentale per la nostra crescita personale e delle comunità: le persone umili sono le più appassionate alla ricerca della Verità. Imparare richiede l’umiltà per rendersi conto di avere ancora qualcosa da apprendere. Ha scritto Bertrand Russell: "Purtroppo chi passa il tempo a cercare gli errori degli altri, non trova il tempo di correggere i propri errori".
I cristiani oggi spesso vengono trattati da "cretini" e alcuni vorrebbero che, eventualmente fosse vero, restassero tali. Siamo invece chiamati ad "alzare gli occhi e a levare il capo" (Lc 21,28) e a "cercare le cose di lassù" (Col 3,1).
Secondo Dietrich Bonhoeffer (cfr. Resistenza e Resa), la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Dobbiamo essere più guardinghi: il potere disumano di uno richiede la stupidità degli altri.
2025-08-22