Relazioni tossiche

by don Aurelio

Non c'è da stupirsi: le nostre relazioni amicali, familiari, sociali ed ecclesiali possono essere 'tossiche', cioè con dinamiche scorrette e velenose. Le famiglie tossiche sono cariche di conflitti e di dinamiche disfunzionali.
Ogni giorno incontriamo persone che feriscono e aggrediscono la nostra autostima: le dinamiche affettive libere diventano spesso coercitive e aggressive, soprattutto per mancanza di flessibilità. Diventiamo così vittime del bisogno di approvazione, provando sentimenti di inutilità. Il modo migliore per affrontare una situazione tossica non è tagliare i ponti, ma prendere le distanze, per non aggiungere benzina al fuoco... La carità cristiana ci chiede, per amare gli altri, soprattutto di amare se stessi 'come' Dio ci ama. Anche la parrocchia, per rendere presente il Vangelo, deve essere un luogo dove si sta bene e ci si impegna nel volontariato serenamente. Gli ambiti di impegno sociopastorale in mano a gruppi parrocchiali non devono diventare strenua difesa dei propri spazi. Il parroco non ha tutti i carismi, però ha il carisma di coordinare armoniosamente tutti i carismi e ministeri laicali. Quando il prete fa tutto, il lavoro di squadra non esiste... Questo modello clericale spegne la vitalità sociopastorale di una comunità.
Quando nella Chiesa si presentano problemi, si cercano colpevoli e non soluzioni... Spesso altri prendono il merito del tuo impegno e perciò si pretendono 'grazie' urlate dal pulpito... Ci si dimentica di essere servi inutili, dopo aver fatto fino in fondo il nostro dovere. Talvolta si diventa rigidi e dogmatici difensori di regole che nessuno segue. Quando circolano pettegolezzi, i colpevoli sono sempre gli altri e noi siamo gli unici possessori di riservate e veritiere informazioni... che siamo costretti a dire per 'fare la verità nella carità...'. Si consiglia di meditare: Romani 1, 29; 1 Timoteo 5, 12; Proverbi 20, 19, 11, 12, 18, 7 e 21, 23.
Diceva Papa Francesco: 'Le parole possono essere carezze e farmaci, oppure coltelli, spade e proiettili: possono benedire e maledire'. Siamo terroristi quando buttiamo le bombe del pettegolezzo e della calunnia. Oggi non si programma più la pastorale: si naviga a vista, ripetendo il già noto con molti lamenti per 'il si è sempre fatto così'. Sono sempre gli stessi che fanno le medesime cose, senza valorizzare competenze e carismi laicali.
Quante relazioni tossiche e difficili che arrecano molta sofferenza: sentirsi usati, umiliati... A furia di ingerire veleno, prima o poi si muore... la gente se ne va... Resta a chi è solo al comando di stilare, con molta fantasia e con faccia tosta, il referto autoptico, citando molti incomprensibili 'ismi' della psicosociologia pastorale…
Il primo passo è quello della consapevolezza. Se una persona mi fa stare male, sentendomi triste e angosciato, devo allontanarmi... a meno che possegga potenzialità personali eccezionali e il Signore mi accompagni in modo miracoloso e straordinario fino al martirio. Anche in una relazione tossica, si inizia per un bisogno reciproco e si tende poi alla cronicità... Dobbiamo tutti riconoscere che meritiamo di essere felici, senza sentirci in colpa e senza paura del giudizio della gente. Le persone tossiche sono altezzose, polemiche, belligeranti, egoiste, impertinenti, ottuse e sgarbate. Sanno come irritarci, frustrarci, ferirci…
Gesù nel Vangelo usò il rimprovero quando necessario (Gv. 8, 47), fece domande (Mc. 11, 28), rimase in silenzio (Gv. 8, 6), era chiaro e diretto (Lc. 6, 27). San Paolo ci invita all'umiltà, senza orgoglio: Romani 12, 3; Filippesi 2, 3; Galati 5, 14. Il libro dei Proverbi raccomanda la pazienza: 12, 16; 20, 3; 10, 12; 22, 24.
La tossicità dei genitori crea problemi nello sviluppo emotivo e psicologico dei figli: li fa sentire inadeguati, li critica sempre, mina l'autostima, impone un sacrificio unilaterale, un controllo eccessivo, ridicolizza le loro emozioni senza ascolto empatico, fa sempre rimproveri e impone silenzi punitivi. Nella educazione dei figli quanti sensi di colpa, di inadeguatezza, bassa autostima, ansia e depressione... Si consiglia di stabilire confini, limiti, cercare supporti esterni come un terapeuta, praticare l'autocompassione e cercare relazioni sane.
Questi i segnali che viviamo in una comunità tossica:

  • Comportamenti giudicanti con ipercriticità.
  • Coercizione senza rispetto dello spazio vitale degli altri.
  • Assenza di comunicazione: non informare è una forma di dittatura e di potere.
  • Ricatto emotivo.
  • Conflitti costanti senza rispetto.
Una famiglia tossica si riconosce per la violenza fisica, verbale e psicologica, per la mancanza di affettività (tutti e sempre anaffettivi). Si consiglia in questi casi di costruire altri legami fuori dalla famiglia, con altre figure di riferimento (insegnante, sacerdote, allenatore sportivo, amico...).
Anche nelle comunità ecclesiali le comunicazioni possono diventare tossiche, se diventano comunicazioni a 'cucù', come l'uccellino di legno dei noti orologi che in tempi prevedibili dice quello che già tutti sanno, e poi ritorna al suo posto senza alcuna interazione con i presenti. È la tragedia della abitudinarietà; nella catechesi e nelle liturgie prestabilite si dicono cose scontate e ripetute all'infinito, per poi ritirarsi nel suo mondo sempre uguale e senza lasciarsi interpellare dal silenzioso grido di disagio e di noia dei suoi ascoltatori.


2025-08-12